Chromobotia macracanthus (ex-Botia macracantha)

Scritto da Gibogi il . Postato in Pesci da fondo

Descrizione


Morfologia

Nel Chromobotia macracanthus, gli esemplari giovani presentano un corpo allungato e compresso sui fianchi, il ventre è piatto e il dorso leggermente arcuato.

La livrea di fondo è di un arancio scuro/rosso sul dorso, che va schiarendo verso il ventre dove tende al bianco.
Sono presenti tre fasce verticali cuneiformi di un nero intenso, che attraversano il corpo: la prima all’altezza dell’occhio, la seconda sui fianchi e la terza tra la pinna dorsale, la radice del peduncolo caudale e la pinna anale.

Tutte le altre pinne sono di un intenso colore arancio/rosso.
Non sono presenti squame e la pelle è vellutata.

Chromobotia macracanthus

Gli esemplari adulti, presentano un corpo tozzo, poco compresso sui fianchi; il profilo dorsale è molto arcuato.

Il colore passa dall’arancio vivo ad un giallo sporco; anche le fasce nere perdono di intensità.
Mantengono comunque le pinne rossastre.

La bocca è rivolta verso il basso; sono presenti quattro paia di barbigli che il Chromobotia muove continuamente, usandoli come sensori per la ricerca di cibo ed avere informazioni sull’ambiente circostante.
Questo aspetto ci fa capire che siamo di fronte ad un pesce da fondo.

Sono presenti due grosse spine erettili sotto l’occhio, ben visibili negli esemplari adulti, dalle quali deriva il nome macracanthus.
Si ipotizza che queste spine servano da difesa, nei confronti dei predatori, e siano utilizzate anche nei combattimenti fra conspecifici.

Bisogna prestare molta attenzione nel catturare questo pesce con i retini, infatti le spine potrebbero impigliarsi causando serie ferite al pesce.

spina suboculare Chromobotia

Come la maggior parte dei pesci, sono dotati di organi sensoriali nei fianchi. Si presentano come una linea diritta nei fianchi dell’animale (linea laterale) che danno al pesce una profonda consapevolezza delle proprie forme.

In acquario in genere non superano i 30 cm, mentre in natura sono stati catturati esemplari anche di 45 cm.
Si, avete letto bene... Stiamo parlando di taglie considerevoli; questo ci porta ad una inevitabile considerazione...
Il Chromobotia macracanthus non è un pesce per tutti; pochi possono permettersi vasche adeguate, per allevare questo splendido pesce.

Particolarmente longevo, ha una aspettativa di vita di oltre 20 anni.
Vi sono casi confermati, di esemplari in cattività, che hanno raggiunto i 40 anni, ma si tratta comunque di casi eccezionali.

Chromobotia adulto

Questa specie, come abbiamo detto, è originaria delle isole dell'Indonesia; le popolazioni più numerose si trovano nelle due isole più grandi: Sumatra e Borneo.
Probabilmente a causa dell'isolamento, le due varietà sono distinguibili per tonalità ed intensità dei colori.

Gli individui provenienti dal Borneo presentano una colorazione più scura; le pinne di molti esemplari sono nerastre.
Inoltre, molti esemplari adulti presentano le fasce nere contornate da una sottile linea più chiara.

Chromobotia varietà del BorneoChromobotia - Varietà del BorneoLa specie proveniente da Sumatra, invece, presenta una colorazione più vivace e le pinne di un rosso più intenso.
Per questo motivo risulta più apprezzata.
In alcuni esemplari, le fasce  nere non attraversano completamente il corpo.

giovane ChromobotiaChromobotia - Varietà di Sumatra

Chissà!... Forse, un giorno, qualche ittiologo le studierà approfonditamente... classificandole come specie diverse.

Dimorfismo sessuale e riproduzione.

Il dimorfismo sessuale non è evidente; ad un esame esterno, risulta praticamente impossibile riconoscere i sessi.

Secondo alcuni, la pinna caudale presenta una diversa conformazione, tra maschio e femmina.
Più precisamente, i maschi avrebbero una pinna più grande maggiormente incisa, con le punte rivolte verso l'interno come a ricordare due uncini.
Nelle femmine risulterebbe più piccola, con le punte diritte.

In realtà non è sempre così evidente... Si ha la certezza di individuare la femma solo se ci si trova di fronte ad un esemplare ovigero, che presenta una linea ventrale decisamente più tondeggiante.

Come abbiamo già detto, il Chromobotia macracanthus non è ancora stato riprodotto in cattività, in acquari privati, ma solo in grosse vasche di allevatori con l'ausilio di ormoni.
E' auspicabile che in futuro vi sia un aumento degli esemplari riprodotti in cattività, per tutelare la specie; ma va detto che gli allevatori non fanno distinzioni tra Borneo e Sumatra; si sta quindi assistendo ad una ibridazione delle due varianti.

Capita, a volte, di assistere a presunti rituali d'accoppiamento, ma poi tutto finisce prima della deposizione.
Probabilmente non scatta lo stimolo riproduttivo, alla cui base c'è una serie complessa di fattori ambientali e ormonali, che difficilmente sono riproducibili in acquario.
Perciò se doveste essere talmente fortunati da assistere alla riproduzione, fotografate l'evento, documentatelo il più possibile... e registratevi sul nostro forum per discuterne!... Sareste i primi.
(Scherzi a parte, non è necessario esibire tale impresa, anzi... approfitto per ricordare che l'iscrizione, veloce e gratuita, è consigliata soprattutto ai principianti.)

Qualcuno afferma di essere riuscito a riprodurre il Chromobotia, ma non c'è documentazione che lo conferma. Non sto dicendo che sia una falsità, ma non essendoci prove a confermarlo, la notizia va considerata con cautela.


La maturità sessuale si ha sui 2-3 anni; le dimensioni minime sono di circa 15 cm.
Le femmine, nel periodo prima della deposizione (che coincide con la stagione delle piogge), cambiano la loro dieta a favore di una alimentazione ittiofaga: iniziano predare qualsiasi pesce di piccole dimensioni, tali da poter essere mangiato.
Questo porta ad un aumento considerevole della loro circonferenza.

Gli esemplari sessualmente maturi percorrono i fiumi verso le zone inondate, dove avviene la deposizione.
La riproduzione è esterna e avviene casualmente in gruppo, in momenti di frenesia ormonale, dove gli esemplari fertili rilasciano uova e spermatozoi.

Le uova fecondate vengono quindi lasciate al loro destino, le cure parentali terminano qui... anzi, spesso si assiste alla predazione delle uova da parte degli stessi genitori.
Gli adulti ritornano quindi nei grandi fiumi.

Comportamento.

Tre aggettivi che ben si adattano al Chromobotia sono: curioso, giocoso e vorace, tanto da presentare un comportamento quasi atipico per un pesce, più idoneo ad alcuni mammiferi.

E' un pesce gregario altamente sociale, che forma complesse gerarchie, il numero minimo di individui da inserire in un acquario è di 4-5 esemplari, per poterlo apprezzare.
Se lasciato solo, avrà un comportamento apatico, sempre nascosto, potrebbe diventare anche aggressivo nei confronti di altri pesci dell'acquario.

Il Chromobotia è prevalentemente notturno, ma una volta ambientato in acquario non tarderà a farsi vedere durante il giorno.
Ma diamo una spiegazione a quei tre aggettivi...

Curioso: controllerà continuamente ogni qualvolta metterete le mani in vasca, per potare, interrare  una pianta, spostare un arredo, ecc.
Nel mio acquario, non faccio in tempo a togliere le mani che i miei Chromobotia, da perfetti padroni di casa, si fiondano a controllare che i lavori siano stati fatti a regola d'arte; smuovono il terreno, nuotano attorno alla novità e mordicchiano la pianta, fino a che non hanno realizzato che tutto è di loro gusto.

Giocoso: è uno spettacolo guardarli, sono sempre a rincorrersi, a volte sembra di assistere ad un Gran Premio; si inseguono in una sorta di circuito all'interno della vasca.
Se qualcuno riesce a superare il primo, inventerà un nuovo circuito... e tutti dietro per superarlo.

Spesso entrano ed escono, in fila indiana, in un mezzo guscio di noce di cocco posizionato come un igloo, a cui ho praticato due aperture che fungono da porte e vanno avanti così per un po' di tempo.

Caratteristica tipica, nei Chromobotia, è quella di riposare stesi di fianco o a pancia in su, tanto da dare l'impressione di essere morti.
I miei hanno l'abitudine di sdraiarsi su di una foglia di Anubias, oppure sulla Vesicularia.
La prima volta che ne ho visto uno così, mi sono subito preoccupato che fosse morto; ma una volta avvicinato, ha ripreso a nuotare come niente fosse.

Sentono il bisogno del contatto fisico fra conspecifici.
Soprattutto quando vanno a riposare, devono stare uno addosso all'altro; si posizionano tutti in un anfratto, sotto una radice o dentro la noce di cocco, e guardano curiosamente fuori.

Questo aspetto scompare quando gli esemplari diventeranno adulti; a quel punto, ognuno dovrà avere una propria tana, che difenderà strenuamente.

Vorace: i Chromobotia non sanno cosa siano le buone maniere.
Quando mi avvicino per dare il cibo vanno letteralmente in frenesia; sembra che non abbiano mai mangiato.

Si mettono in verticale per prendere il cibo in scaglie sulla superficie, ma se c'è una tabs da fondo inizia una sorte di lotta per mangiarla; capita che qualcuno la prenda in bocca e scappi come un cane con l'osso, mentre dietro... tutti ad inseguirlo.

Hanno la caratteristica di emettere dei suoni simili a degli scoppiettii, quando lottano tra di loro per il cibo, per il grado di pesce dominante, per la difesa del territorio o quando sono particolarmente eccitati.
Questi rumori, prodotti dalla macinazione dei loro denti faringei, sono abbastanza forti da far preoccupare il proprietario dell'acquario, se non ne è al corrente.

In seguito alla lotta, il vincitore cambia il proprio colore attenuandolo, le fasce nere diventano di un grigio chiaro e mantiene questa tonalità per circa un'ora.
Avrà quindi la precedenza nell'alimentazione, mentre gli altri esemplari si terranno leggermente in disparte.
Normalmente, l'esemplare dominante è femmina.

Alimentazione

Abbiamo già detto quanto sia vorace il Chromobotia; pertanto, spiegare cosa mangia non è facile... sarebbe quasi più semplice dire cosa non mangia.

Si tratta di un pesce onnivoro, che predilige nutrienti di origine animale.
In natura si ciba di vermi, crostacei, larve, avannotti, piccoli pesci, integrando la dieta con materiale vegetale: alghe e foglie tenere di piante.

E’ conosciuto con l’appellativo di “mangia-lumache”, adora cibarsi di gasteropodi che trova con i barbigli.
Per questo motivo, viene spesso venduto come soluzione per disinfestare l’acquario, dalla proliferazione di lumache, con l’assicurazione che in un paio di notti le eliminerà completamente.

E’ probabilmente vero, ma è sbagliato acquistare un pesce come soluzione ad un problema, tralasciando completamente le sue esigenze; specialmente se la causa è una cattiva gestione dell’acquario.
Tra l'altro, quelle lumachine non sono affatto "un infestazione da debellare", ma questo è un altro discorso...

In acquario, è utile fornire una alimentazione più varia possibile, dosando poco cibo un paio di volte al giorno e non basandoci sulle quantità che riescono a mangiare.

Accetta volentieri tutti i comuni mangimi in fiocchi, prodotti vegetali in pastiglie, Tubifex, surgelati, Artemia, Chironomus, piccoli gamberetti ,larve d'insetti, vermi, polpa di molluschi, infine verdure lessate, come zucchine, spinaci, carote, patate e piselli.Se non viene fornito un sufficiente apporto di cibo vegetale, il Chromobotia inizierà a mangiare le piante che trova in acquario.

Per quanto riguarda gli altri pesci, è praticamente impossibile pensare di riuscire a riprodurli senza inconvenienti.
Il Chromobotia cercherà di predare uova, larve ed avannotti dei suoi compagni di vasca... e probabilmente ci riuscirà.

Se troppo nutriti, tendono ad ingrassare facilmente.
Per essere sano, un Chromobotia deve avere un aspetto paffuto, ma non obeso.

Malattie

Innanzitutto, va detto che il Chromobotia macracanthus è intollerante ai medicinali.
Spesso può capitare di vedere un peggioramento, in seguito alla somministrazione di farmaci.
Se siete costretti ad usarli, è bene somministrare la metà dei dosaggi consigliati.

La malattia sicuramente più diffusa, tra i Chromobotia, è l’Ictioftiriasi, conosciuta comunemente come “Malattia dei puntini bianchi”.
Stress da trasporto, sbalzi di temperatura e pH, indebolimento dovuto a cattive condizioni ambientali, denutrimento, mancanza di squame... portano spesso il nostro pesciolino ad essere vittima di questa malattia.

Botia macracanthus affetto da ictioftiriasiVorrei sfatare una leggenda, che vede i Chromobotia sempre esposti all'attacco dell'Ictioftiriasi; in realtà, questi pesci hanno la stessa probabilità di ammalarsi di tutti gli altri.
Il vero problema è che spesso non sono tenuti in vasche di dimensioni idonee; soffrono quindi di nanismo e rachitismo, con conseguente diminuzione delle difese immunitarie, diventando facili prede della malattia.
Per una spiegazione dettagliata, della malattia e delle cure, consiglio di leggere il nostro articolo sull'Ictioftiriasi.

Un’altra patologia che miete molte vittime, tra i Botia, è il dimagrimento dovuto a parassiti intestinali (flagellati) favoriti da una dieta inadeguata.
La maggior parte degli esemplari che portiamo a casa, tutti di cattura, soffre già di questo problema; è quindi utile seguire una profilassi per curarli.
In seguito, con una corretta alimentazione, non dovrebbe più insorgere la malattia.

Tra i vari flagellati, che possono colpire il Chromobotia, ricordiamo: Hexamila, Spironucleus, Trichomonas e Bodomonas.

Personalmente ho avuto successo con un metodo naturale: in un sacchettino di nylon, schiaccio dell’aglio in modo da ottenere un poltiglia; poi ci infilo una decina di pastiglie per pesci da fondo, che lascio li per una mezz’ora, in modo tale che si imbevano del succo d’aglio.
Alimento i miei Chromobotia con queste pastiglie, una volta essiccate, dosando una tabs ogni 2 giorni (sono restii a mangiarle, se umide).

Dopo una ventina di giorni, non dovrebbero più essere presenti parassiti intestinali.
In caso si notasse che i pesci sono poco paffuti, si può ripetere la terapia.

In alternativa si possono usare prodotti specifici come lo Spirohexol della JBL, ma anche in questo caso occorre alimentare i pesci con pastiglie imbevute del prodotto.
Possono essere utilizzati anche medicinali a base di Metronidazolo, come il Flagyl in compresse.
In questo caso occorrerà schiacciare una compressa, sciogliere con acqua e impregnare le pasticche da fondo.

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