Nanofish: Hyphessobrycon amandae ed elachys

Scritto da Rox il . Postato in Caracidi e Ciprinidi

medaglia3 3° classificato al articoli concorso di Acquariofilia Facile

Invece di occuparmi di Neon, Cardinali o Petitelle... i soliti Caracidi che da anni ospitiamo nei nostri acquari, questa volta tratterò due specie semisconosciute, catalogate tra i cosiddetti "Nanofish":

  • Hyphessobrycon amandae (detto anche "Tetra Ember")
  • Hyphessobrycon elachys (che non ha ancora un nome comune)

Sono diffuse in acquariofilia da poco tempo, ma meriterebbero maggiore attenzione.

Hyphessobrycon amandae - Hyphessobrycon elachys

Il significato dei nomi

"Brycon" è un francesismo e deriva dal Greco; in origine significava letteralmente "mordere".
Questo nome è stato assegnato ad un genere di pesci, diffusi in tutto il Sudamerica, somiglianti alle nostre Trote.
Divisi in una quarantina di specie, si tratta spesso di bestioni da diversi kg, pescati a scopo alimentare e di nessun interesse acquariofilo.

"Hyphesson" è una parola greca che significa "più piccolo".
Pertanto, come si intuisce facilmente, "Hyphessobrycon" significa semplicemente "più piccoli dei Brycon".

"Elachys" vuol dire semplicemente "corto", sempre in Greco; la classificazione risale al 1984, ad opera di Marilyn Jean Weitzman.
"Amandae" è una dedica ad Amanda Bleher, madre del più famoso Heiko Bleher (quasi una leggenda, per gli acquariofili); classificato dal grande Jacques Géry poco più tardi dell'elachys, nel 1987.

Nel seguito, userò il solito trucco per alleggerire la lettura: facendo arrabbiare i pignoli della nomenclatura scientifica, citerò soltanto la specie omettendo il genere.

Le dimensioni contano?

Che avete capito?... Qui si parla di acquari!!!... Ma tu guarda...
Vediamo un po'... che cos'hanno di speciale questi pesci?
Perché dovremmo farceli ordinare apposta, visto che i negozi di solito non li hanno?
Osservando questa foto...

Hyphessobrycon amandae...sembrano i soliti Caracidi come ce ne sono tanti.
In realtà, ce ne sarebbero anche di più colorati ed accattivanti.
Quindi?...

La risposta è nelle dimensioni, che non si capiscono senza un punto di riferimento...
...E allora mettiamocelo!

Hyphessobrycon elachys con filtro di sigaretta

ATTENZIONE: Quello in foto non è un esemplare giovanissimo, ma un adulto pienamente sviluppato.
Ora si capisce meglio?

Il termine "Nanofish" risulta un po' antipatico, per molti acquariofili.
Riguarda una categoria di pesci che non raggiunge i 3 cm di lunghezza; i più comuni sono due Ciprinidi dell'Asia tropicale: Boraras brigittae e Danio margaritatus (noto come "Galaxy Rasbora").

Nel nostro caso, invece, non arriviamo nemmeno a 2 cm.
Si parla di 18 mm per l'elachys e 19 mm per l'amandae.
E' davvero difficile trovare pesci più piccoli, tra le specie diffuse in acquariofilia.

Controversie sulla capienza minima

Non c'è ancora un'opinione condivisa, sulla capacità dell'acquario che dovrebbe ospitarli.

  • Alcuni li considerano alla pari dei "cugini" maggiori, Neon e Cardinali, e propongono vasche da 60-80 litri.
  • Altri si basano sulle esperienze dei Nanofish asiatici, già citati, parlando di 30-40 litri.
  • Esistono allestimenti da concorso, che li ospitano addirittura in 12-15 litri.

Sappiamo tutti che gli acquari dei contest non vanno presi come riferimento. Spesso devono durare solo il tempo di fotografarli e magari vengono smantellati dopo qualche ora.
Tuttavia, osservando l'immagine qui sotto, ci sentiamo di giustificare anche scelte un po'... estreme:


Provate a contarli. Sono 15 esemplari in un acquario da 16 litri.
Per qualsiasi altro pesce sarebbe un caso da denuncia, ma le minuscole dimensioni di quegli animaletti ci portano ad osservarli senza grossi turbamenti.
Personalmente sono molto più perplesso nel vedere 5 discus in 200 litri, situazione piuttosto comune.

La verità è che siamo tutti poco abituati a pesci di queste misure.
In quasi tutte le discussioni sui forum, qualunque sia la specie trattata, il primo dato di cui si parla è la capienza della vasca.
Poi, con calma, si danno indicazioni sul pH, la durezza, la temperatura... e si finisce con gli eventuali problemi di convivenza con altre specie.

Con gli amandae e gli elachys, queste priorità vanno completamente rovesciate.

  • La prima cosa da valutare è la convivenza con altre specie.
    Se un Cardinale, in alcuni casi particolari, può essere predato da uno P. scalare adulto, da 20 cm, un elachys potrebbe fare una brutta fine anche con esemplari giovani, da 6-7 mesi.

  • Parlando della temperatura, è facilmente intuibile come la stabilità risulti importante.
    Un escursione termica di 4-5 gradi (ad esempio dopo un cambio d'acqua) è irrilevante per un Astronotus da 2 kg, mentre potrebbe essere meno tollerabile per un amandae da 2 cm.

  • Stesso discorso per acidità e durezza.
    Un pesce così piccolo potrebbe essere più sensibile a problemi di osmoregolazione; è quindi necessario informarsi bene sulle caratteristiche degli habitat in cui si è evoluto.

In altre parole, se decidiamo di tenere gli scalare, facciamo benissimo a preoccuparci dello spazio; è senz'altro la nostra principale preoccupazione, vista l'ampia tolleranza del pesce ai valori dell'acqua.
Ma con i Nanofish, la capienza è l'ultima cosa.

È ovvio che starebbero comodissimi in un vascone da 200 litri, ma se dobbiamo tenerli con chissà quale acqua e chissà quali pesci, è preferibile l'acquario della foto precedente, dove stanno da soli e con valori adatti a loro.

ATTENZIONE: Questo non è un invito a tenerli in spazi angusti!
Voglio solo sottolineare che alcune esigenze sono questione di vita o di morte, per loro, mentre la capienza della vasca non lo è.
Se possibile, cerchiamo di farli stare comodi; ma per prima cosa cerchiamo di farli restare vivi.

Devo inoltre precisare che si tratta di pesci molto timidi.
In Natura formano comunità numerosissime; hanno quindi bisogno di qualche giorno, per acquisire sicurezza nei piccoli gruppetti che mettiamo in acquario.
Se ne prendiamo solo una quindicina, è forse addirittura preferibile che l'acquario sia piccolo, per evitargli un ambiente troppo dispersivo.
Disponendo di una vasca capiente, sarebbe bene introdurne 50-60, per avere da subito un comportamento più naturale.

Ma quali sono, i valori dell'acqua?

Mai come in questo caso, per sapere come tenerli dobbiamo ricorrere a Madre Natura, per due motivi:

  1. Le esperienze di vita in acquario sono poche, limitate nel tempo e talvolta contraddittorie.
    In buona sostanza, non ci sono punti di riferimento se non gli habitat naturali.
    La loro recente diffusione in acquariofilia ci rende tutti pionieri.

  2. Tutti gli esemplari sono di cattura, sia elachys, sia amandae.
    La richiesta del mercato è ancora scarsa, e nessuno ritiene vantaggioso investire in un allevamento.
    Tra l'altro, la riproduzione in cattività non sembra affatto una passeggiata.

Inoltre, nei due fiumi brasiliani in cui vivono, queste specie sono quasi infestanti; se ne pescano facilmente a centinaia per volta, se non a migliaia.
E' vero che ci sono i costi di trasporto, ma sull'aereo si paga il volume d'acqua, non il numero di esemplari.
Per il breve periodo del volo (12-14 ore) le ridottissime dimensioni dei pesci consentono di tenerne a centinaia in un contenitore da 100 litri, ammortizzando bene il costo del viaggio.
Pensate che perfino i più comuni Cardinali, talvolta, sono di cattura, e costano pochissimo più di quelli d'allevamento; figuriamoci i Nanofish.

Per questi motivi, l'unico modo di avere i valori giusti è copiare quelli dei fiumi da cui provengono.
Vediamo quali sono.

Gli habitat naturali

  • L'elachys è originario del corso superiore del fiume Paraguay, nel Mato Grosso, dove gli innumerevoli affluenti creano il Pantanàl.

Si tratta della più grande pianura alluvionale del Mondo, 150mila km2 di acquitrini e paludi (praticamente mezza Italia) con il più alto tasso di biodiversità di tutto il pianeta.


E' proprio in questo tratto brasiliano del Paraguay che vive l'elachys, a 26-27 °C, con acidità e durezza che possono variare di parecchio secondo le precipitazioni.
Il pH scende spesso fino a 6, ma per brevi periodi può salire anche in zona alcalina.
Anche le durezze subiscono oscillazioni analoghe.

In caso di pioggia intensa e prolungata, la temperatura può scendere a 22-23°, ma tale situazione dura pochissimo. Appena torna il sereno, l'enorme superficie esposta al Sole, più la scarsa profondità dell'acqua, riscaldano il Pantanal in tempi molto rapidi.

  • L'amandae è più difficile, ma più adatto all'acquario amazzonico.

Il suo habitat è il bacino del fiume Araguaia, principale afluente del Tocantins.
Non è classificato come "amazzonico" in senso stretto, poiché il Tocantins sfocia direttamente nell'Atlantico e quindi non rientra nel bacino del Rio delle Amazzoni.


Tuttavia, le caratteristiche dell'area sono molto simili a quelle dell'Amazzonia centrale.
Le temperature sono sui 25-28 gradi, con acqua tenera e pH che scende anche sotto il 6, per la presenza di tannini.

Anche se in alcune zone si arriva a pH 7, la massima concentrazione di amandae la troviamo in un affluente con acque poco profonde e decisamente acido: il Rio das Mortes, dove il valore di pH non va mai sopra il 6.
E' proprio qui che tali pesci sono più vivaci e colorati, oltre che numerosi.

Per entrambe le specie l'acqua risulta quasi stagnante.
Le due zone geografiche presentano una pendenza del terreno molto vicina a zero, dove le acque defluiscono molto lentamente.

I miei Hyphessobrycon amandae

Concludo con un'esperienza personale.
Nell'acquario di un conoscente, 80 litri di accqua del rubinetto, con Black Molly e Labeo bicolor (!!!), ho trovato un piccolo banco di 10 amandae (erano 14, in origine, ma alcuni erano già morti).

Dopo aver spiegato l'errore, mi è stato chiesto di portarmeli via (una faticaccia, col retino...), ma non potevo metterli nell'acquario del salotto, lì ci sono gli scalare.
Così li ho portati nell'olandese dell'ufficio, dove hanno uno spazio piccolo (20 litri), ma a pH 6, KH 2, e stanno da soli
A conferma di quanto detto in precedenza, sembrano aver apprezzato lo scambio.

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