Bloat e Ciclidi africani

Scritto da Uthopya il . Postato in Ciclidi del Malawi ed altri laghi africani

Descrizione della malattia

Vado ora a descrivere la sintomatologia che accompagna questa malattia.
La prima fase prevede un'occlusione intestinale, spesso postuma ad un periodo di stress che alcuni individui hanno, se abbinati ad altri esemplari molto più aggressivi, o anche semplicemente più lesti nel raggiungere il cibo.

L'aggressività diventa deleteria, soprattutto se c'è una scarsa possibilità di ripararsi in tane e nascondigli adeguati.
La fase iniziale si può verificare anche in vasche ben allestite, se la qualità dell'acqua non è ottimale.
In questo caso non parliamo soltanto della concentrazione "canonica" degli NO3- (al massimo 10 mg/l), o dei nitriti che ovviamente devono essere assenti: particolare attenzione và posta anche alla presenza eventuale di alcuni elementi traccia (metalli su tutti) che in natura sono assenti.

Questa prima fase di occlusione provoca un'infiammazione che scatena la proliferazione di alcuni flagellati intestinali, in realtà sempre presenti in forma non patologica nell'intestino.

Da questo momento si scatena una "reazione a catena" che porta ad ulteriori e ben più estese occlusioni.
A soffrire di più questa affezione sembra che siano i mangiatori di “aufwuchs” (una patina algale ricca di microrganismi, spesso crostacei, che ricopre le rocce).

Vengono colpiti, per esempio, gli “Mbuna” del Lago Malawi e i tutti i Tropheus sp. del Lago Tanganica (o Tanganyika, in lingua originale), proprio perchè i loro intestini si sono evoluti per digerire nutrienti di provenienza prevalentemente vegetale, e sono mediamente più lunghi.

Non riescono perciò a smaltire velocemente le proteine animali, che invece rappresentano l'alimento unico dei flagellati.

Tutto ciò tende a “bloccare” la digestione e a dare inizio ad un'occlusione.
Abbiamo detto che si pensa che gli organismi patogeni siano dei protozoi flagellati, bisogna però precisare che la vera causa scatenante è ancora in corso di studio.

Le ultime ipotesi, in termini di tempo, sembrano confermare l'ipotesi di un'alimentazione scorretta, abbinata ad un allestimento o abbinamento errato nelle nostre vasche.

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