Ferro - Fertilizzanti per acquario

SCHEDA

Scritto da Rox il . Postato in Fertilizzazione

medaglia2 2° classificato al articoli concorso di Acquariofilia Facile

Il ferro è un oligoelemento, per le nostre piante d'acquario.
Il termine deriva dal Greco "oligos" (=poco); questo fa già capire che sono nutrienti da dosare in piccole quantità.
Vengono chiamati anche "microelementi" o "micronutrienti".

In tale raggruppamento, il ferro è senz'altro il primo della lista.
E' contenuto, nel peso secco della pianta, in ragione di 2-3 centesimi di percentuale; si può arrivare a 5 ed anche oltre, nel caso particolare di piante rosse sotto luce forte.


Chimica

Il ferro ha simbolo chimico "Fe", ed è l'elemento numero 26 della Tavola Periodica.

Ha un peso atomico di 55 u.m.a. e una struttura cristallina cubica.
È l'undicesimo elemento più pesante, in Natura; quasi 8 volte più dell'acqua.

Comunemente è disponibile sottoforma di ossidi, in minerali come Ematite, Magnetite, Limonite, ed è il terzo elemento chimico più abbondante della crosta terrestre, in cui è presente per oltre il 5% (I primi due sono silicio e alluminio).

Talvolta, un corso d'acqua si arricchisce di ferro passando su un giacimento di minerali ferrosi, ed assume una caratteristica colorazione rossastra.


Biologia

Il ferro è essenziale per tutta una serie di attività enzimatiche. Da lui dipendono le complesse procedure che portano allo sviluppo di clorofilla, carotenoidi ed altri pigmenti fotosintetici.
Non è un elemento mobile, ma alcune specie possono accumularlo nello stelo ed utilizzarlo come riserva, anche in caso di carenza prolungata.

Questa riserva ha una spiegazione precisa: è legata a disponibilità di ferro molto incostante, nei biotopi naturali.

Somministrazione

Avvertenza: questo capitolo è piuttosto esteso.
Tratta fenomeni biochimici che non possono essere riassunti, se si vuole renderli comprensibili a tutti.

  • Ferrico e ferroso

ll ferro si presenta solitamente in due stati di ossidazione: Fe2+ ed Fe3+, dando origine a composti chiamati "ferrosi" (Fe2+) o "ferrici" (Fe3+); questi termini sono oggi considerati obsoleti, ma sono ancora molto utilizzati nel linguaggio comune.

I sali ferrosi sono normalmente più solubili di quelli ferrici, che invece tendono a precipitare, diventando temporaneamente inutilizzabili.
Disgraziatamente, è proprio nella forma trivalente che il ferro è più presente, negli acquari con piante; dipende dall'elevata quantità di ossigeno disciolta in acqua, che spesso arriva al livello di saturazione producendo il fenomeno del "pearling" (bollicine di ossigeno sulle foglie).
Inoltre, la maggiore stabilità dei composti ferrici è un vantaggio, nella produzione di fertilizzanti.

Un pH piuttosto acido, vicino a 6, consentirebbe di mantenere in soluzione anche il ferro trivalente, ma non tutti hanno un acquario a quei livelli di acidità... pertanto...

  • Il ferro chelato

Si ricorre quindi ad alcune sostanze chimiche dette "chelanti", utilizzate anche per altri elementi metallici (manganese, zinco, ecc.)

Il chelante intrappola il ferro e gli impedisce di precipitare, mantenendolo in soluzione e quindi disponibile per essere assorbito.
In seguito, è la pianta stessa che lo libera da quella prigionia, per poi assimilarlo.

I chelanti non sono tutti uguali.
Quelli più stabili, come DTPA o EDDHA, mantengono il ferro solubile per un tempo più lungo, ma richiedono alla pianta un maggiore sforzo per l'assimilazione.
Per contro, quelli più facili da scindere, come l'EDTA, richiedono somministrazioni più frequenti.

  • Il fondo

Il ferro che precipita nel fondo non va comunque sprecato; richiede solo tempi più lunghi per essere elaborato.
Permeando il terreno, viene comunque assorbito dalle radici.

Queste sono capaci, in alcune specie, di chelare il ferro al momento.
In altri casi possono abbassare localmente il pH del terreno, per aumentarne la solubilità.
Infine, esistono attività batteriche capaci di ridurlo allo stato bivalente, rendendolo di nuovo solubile.

In altre parole, la pianta è capace di assimilare il ferro in qualunque forma si trovi, la differenza è nel tempo impiegato e nel dispendio di energie.

  • Il cosiddetto "trucco del chiodo"

Qualcuno potrebbe aver sentito parlare di una soluzione un po'... "eretica", che consiste nell'introduzione di una vite, un chiodo, o altro oggetto simile, da usare come integratore di ferro.

Tale metodo è utilizzato ancora oggi, talvolta con ottimi risultati, da acquariofili di una certa età, che hanno formato la propria esperienza in tempi ormai lontani.
All'epoca, la scarsa offerta di fertilizzanti commerciali costringeva ad arrangiarsi con metodi empirici.

Chi volesse provarci, deve sapere che...

  • L'oggetto non va messo semplicemente nell'acqua; va interrato alla massima profondità, fino a toccare il vetro inferiore dell'acquario.

  • Funziona sicuramente solo con terriccio fertile. Se avete Gravelit, ghiaietto, Akadama, o altri materiali drenanti, potreste avere un eccesso in acqua.

  • Se volete tentare ugualmente, usate un piccolo dado esagonale, poi assicuratelo saldamente ad un filo di nylon con 3 o 4 nodi, in modo da essere sicuri di poterlo rimuovere in qualsiasi momento.

  • L'oggetto deve essere di piccole dimensioni e preferibilmente semi-arrugginito, per essere sicuri che non si tratti di una lega inossidabile. In tal caso, non avrebbe alcun effetto.

  • Collocatelo solo in corrispondenza di una pianta particolarmente esigente di ferro.

In relazione all'ultimo punto, vediamo quali sono le specie che ne hanno maggiore richiesta, nel prossimo capitolo.

Specie esigenti

Le piante che assorbono più ferro sono senz'altro quelle rosse.
Solitamente si tratta di specie che si sono evolute in zone soleggiatissime, con luce abbagliante per parecchie ore al giorno.

La pianta nella foto seguente si chiama Alternanthera reineckii, ed è ormai diventata un simbolo per la richiesta di ferro, tanto da essere presa come esempio nelle discussioni.

Oltre alle rosse, ci sono diverse altre specie che ne hanno un'esigenza superiore alla media. Ne cito alcune di quelle più comuni in commercio.

  • Quasi tutti i Myriophyllum.

  • L'Heteranthera zosterifolia.

  • Gli Echinodorus macrophyllus e palaefolius.

  • I Pogostemon, le Limnophila, le Hygrophila e le Bacopa, ma solo se esposte a luce molto intensa.

  • La Mayaca fluviatilis.

Voglio ricordare che luce e acidità sono molto importanti, nell'assorbimento di ferro.
Una Limnophila, tenuta a pH 6, sotto una lampada HQI, assorbe ferro come un'Alternanthera.

Possiamo dire, in linea generale, che la richiesta di ferro di un acquario tende ad essere proporzionale alla potenza luminosa.


Carenze

L'effetto più comune della carenza di ferro è la clorosi: macchie sulle foglie, che si allargano e diventano buchi.


Sulle piante a foglie segmentate, come il Ceratophyllum, alcune diventano bianche e si staccano.
Questo effetto può essere confuso con una carenza di fosforo.

Sulle piante rosse, le foglie più illuminate tendono ad accartocciarsi.

Anche questo fenomeno può essere attribuito ad un'altro nutriente: il calcio; ma è noto che si tratta di una carenza piuttosto rara.


Eccessi

Il troppo ferro tende a bloccare la pianta, impedendo l'assimilazione del manganese; ma prima che questo avvenga, si ha un effetto molto più visibile e fastidioso: alghe!

Il suo eccesso, infatti, viene normalmente associato alle BBA (alghe a pennello); in misura minore, anche le filamentose e le puntiformi sono agevolate da un eccesso di ferro.


Aggiornamento del 25 agosto 2015

L'accostamento ferro-alghe non è più considerato così automatico, rispetto alla data di pubblicazione della scheda.
Sembra che molte piante aumentino la produzione di allelochimici, in presenza di ferro abbondante; pertanto, in tali circostanze sarebbe addirittura un alghicida, anche se indirettamente.



Note

Il ferro è ben presente in tutti i fertilizzanti per acquario, sia commerciali che PMDD; tuttavia, possono capitare combinazioni di piante che ne hanno una richiesta molto alta.
I questi casi, è possibile reperire del ferro chelato nei centri di giardinaggio, sia in forma liquida che in polvere.

Ferro chelato Cifo

Quello che vedete in foto è formato in parte da ferro solubile e in parte da ferro chelato con EDDHA.
Molto utile per curare piante in difficoltà, che si trovano già in condizioni di carenza.
Produce una leggerissima colorazione rossa, che sparisce in un paio d'ore.
Quel leggero arrossamento è comunque positivo, perché può essere usato come segnale per regolarsi sul dosaggio.


Aggiornamenti

Alcuni utenti del forum hanno proposto prodotti alternativi al CIFO S5:

Questo è il primo, interamente chelato con EDDHA.

Foto proposta da giannibegood.

La confezione è molto sovrabbondante per le esigenze di un acquario, addirittura 50 g.
Tuttavia, il prezzo è inferiore ai 3 Euro; anche se il 90% si rivelasse inutile, sarebbe comunque conveniente.

Ce n'è un altro praticamente uguale, anche nel prezzo, ma in confezione da 20 g.

Foto proposta da Giammax

E' stato segnalato anche un prodotto della AL.FE, simile al CIFO, ma in busta da 20 g.
Mostriamo la foto...

Foto di Hobba

...e anche la composizione:

 

Eccone un altro segnalato da TureAndrew, il Verdificante Totale Vebi.

Markaf verdificante totale 1

Ed ecco la composizione:

Markaf verdificante totale 2

Per i nostri scopi sono tutti validi, non ha senso considerare differenze di costi a questi livelli.
Parliamo di quantitativi che durano anni, in un acquario medio; sono cifre ben diverse dai prodotti per acquario.


Ovviamente, esistono anche integratori specifici, prodotti da varie aziende e reperibili nei negozi di acquaristica.
Sono disponibili sia in forma liquida, da dosare nell'acqua, sia in pasticche da interrare.

Tutti i fertilizzanti con ferro, compresi quelli specifici per acquario, vanno usati con estrema cautela da chi alleva Caridina o altri crostacei.

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