Aglio per i pesci d'acquario

Scritto da Jovy1985 il . Postato in Acquariologia generale

medaglia1 1° classificato al articoli concorso di Acquariofilia Facile

Usato fin dall'antichità, per le sue molteplici proprietà benefiche, l'aglio è da millenni un compagno prezioso per la salute dell'uomo.

Nel corso degli ultimi decenni, il suo uso si è fatto sempre più frequente in acquariofilia.
Le aziende specializzate hanno iniziato a produrre mangimi con estratto d'aglio.
Altre ancora, vendono addirittura del succo d'aglio da aggiungere al cibo.

Anche noi di Acquariofilia Facile ne abbiamo già parlato, in un precedente articolo dell'amico Tsar.

agliosecco

In questo secondo testo, avvalendoci di studi recenti e prove rigorosamente scientifiche, cercheremo di approfondire maggiormente la questione.

Tenteremo quindi di capire se l'aglio può davvero migliorare il benessere e la salute dei nostri animali.

Quindi... tappatevi il naso, e andiamo alla scoperta dell'aglio come non l'avete mai visto!


Cosa c'è di speciale nell'aglio?

Il nome scientifico dell'aglio è Allium sativum.
Esso deriva dalla parola celtica "all " (inteso come "bruciore"), e dal latino "sativum" ("coltivato o piantato").

Questa pianta è usata in medicina da più di 3000 anni, specialmente nei paesi asiatici.
I suoi effetti sulla salute sono molteplici.
Tra le principali virtù ci sono infatti da menzionare effetti anticancro, antivirali, anticoagulanti, antibiotici, antiossidanti e funghicidi. (MacDonald e Langler, 2000; Hunter 2008).

Ma perchè l'aglio fa così bene, alla salute degli esseri viventi?

Uno spicchio d'aglio, dal peso di 4-5 grammi, contiene principalmente:

  • 1 grammo di carboidrati
  • 0,2 grammi di proteine
  • 0,05 grammi di fibre
  • 0,01 grammi di grassi e vitamine A, B1, B2, B3, e C

Al suo interno, è possibile riscontrare decine di altre sostanze in quantità molto minori.
Di nostro interesse, sono i circa 33 composti dello zolfo; proprio a tali composti sono attribuiti i maggiori effetti biologicamente attivi. (Agarwal, 1996)

Tra questi elementi, molto importante è l'alliina (con due "i", non è un errore...).
Se il bulbo della pianta viene danneggiato, dai tessuti si libera l'enzima alliinasi.

L'alliina, sotto queste condizioni, si scinde in acido solfenico, ammoniaca e acido piruvico.
E' così che si forma, grazie a due molecole di acido solfenico, una sostanza che inizialmente non era presente nell'aglio: l'allicina.
Non è altro che un meccanismo di autodifesa della pianta, per combattere eventuali parassiti.

aglioAglio pressato: l'Allicina si forma dopo 6 secondi

E' inoltre responsabile del tipico e pungente odore dell'aglio.

Questa proprietà è molto importante: possiamo facilmente capire come l'allicina, si liberi anche nei classici spicchi che possiamo comprare dal fruttivendolo sotto casa.
L'aglio secco contiene infatti circa l'1% di Alliinaelemento da cui deriva, come già detto, l'Allicina.

Pertanto, non è necessario usare per forza dell'aglio fresco, per ottenere questo prezioso elemento, dalle molteplici virtù terapeutiche.

L'allicina fu scoperta nel 1944 dagli scienziati americani Cavallito e Bailey.

cavallitoProfessor Cavallito nel 1996, alla North Carolina State University.

Su molti testi scientifici, viene riportato come l'Allicina sia relativamente instabile.
Vediamo di fare chiarezza su questo punto.

La conversione dell'allicina, nei suoi derivati, è rapida in tre circostanze.

  • Se l'aglio viene cucinato, oppure tenuto in forno microonde per 1 minuto.
    In questo caso, tutta l'allicina viene convertita.

  • Se viene miscelato con olio vegetale.
    Ciò converte metà dell'allicina in circa 3 ore, a temperatura ambiente.

  • Se viene miscelato con acqua calda a 37 °C.
    In questo caso, metà dell'allicina viene convertita in 24 ore.

La conversione dell'allicina è invece lenta , in altri due casi.

  • Se l'aglio viene schiacciato a temperatura ambiente, o immerso in acqua fredda.
    In quesi casi, metà dell'allicina disponibile si converte in 1 anno a 4° C, 30 giorni a 15 °C, e 12 giorni a 23 °C.

  • Se viene miscelato con alcool; la conversione di metà dell'allicina richiede 12 giorni.

Un aspetto molto importante è che l'allicina si degrada, quasi totalmente, al pH acido tipico dell'intestino.

Sembrerebbe quindi che gli effetti benefici dell'aglio... siano solamente una bufala!!
Una volta ingerito, tutte le sue proprietà andrebbero perse...
Avete passato anni di vita a schiacciare aglio, per inzuppare mangime invano?!

Beh...forse no!
Le meraviglie dell'aglio, infatti, non finiscono qui...


Cos'è l'ajoene?

Fra i composti che derivano dall'allicina, il più importante è sicuramente l'ajoene, per le sue virtù terapeutiche.
L'ajoene è un prodotto di trasformazione dell'allicina, a seguito della macerazione dell'aglio.
Non si trova, pertanto, nel bulbo della pianta, ma si sviluppa incubando la sua polpa in un solvente.

Molti studi hanno dimostrato come l'ajoene riesca a migliorare le condizioni generali di salute (Apitz-Castro, 1998; Rendu, 1989).

Esistono due forme di ajoene: E-ajoene e Z-ajoene. 
Entrambi si formano dalla macerazione dell'aglio in un solvente; vediamo le differenze sostanziali, tra i due.

  • Lo Z-ajoene si forma principalmente quando l'aglio viene fatto macerare in un solvente non-polare, come ad esempio gli oli vegetali.

  • L'E-ajoene si forma essenzialmente quando la polpa viene macerata in solventi polari, come l'acqua, l'acetone o l'etanolo.

Le migliori attività biologiche, scientificamente riconosciute, appartengono allo Z-ajoene, che possiede le maggiori proprietà medicinali.
L'E-ajoene, invece, ha il vantaggio di essere conservato più facilmente.
E' quindi utile capire se e come queste sostanze possono essere utilizzate.

Per la formazione dell'ajoene, sono importanti tre parametri:

  1. temperatura;
  2. volume del solvente utilizzato;
  3. tempo di macerazione.

Nel grafico in basso, al variare della temperatura, potete notare la quantità di Z-ajoene che si forma in olio naturale, in 4 ore di incubazione:

formazione ajoene temperaturaQuantità di Z-Ajoene al variare della temperatura

La concentrazione viene espressa in microgrammi di Z-ajoene, per ogni grammo di aglio utilizzato durante la macerazione.
Il valore massimo ottenuto, nelle prove sperimentali di laboratorio, è stato di 466 µg di Z-ajoene.
Il rapporto tra volume d'olio e quantità d'aglio è stato di 3 a 1.

Un primo punto fondamentale, quindi, è quello di tenere la nostra miscela olio+aglio al caldo per qualche ora, se vogliamo ottimizzare la formazione dell'Ajoene.

A questo punto dovremmo chiederci: "Ma quanto dura l'ajoene che si forma?"

Nel grafico in basso, potete osservare il grado di permanenza dell'ajoene nelle sue due forme, in soluzione di olio di soia, quando è conservato a -20 °C:

Degradazione ajoene

E' pertanto importante "consumare" la nostra miscela in tempi abbastanza rapidi, se vogliamo usare a pieno i benefici dello Z-ajoene.
La concentrazione di E-ajoene, invece, si mantiene abbastanza stabile nel tempo.

Questo decadimento vale se conserviamo l'aglio macerato in congelatore... o comunque in ambiente freddo.
E a temperatura ambiente??

Gli studiosi T. Naznin, T. Maeda e N. Morita, nel 2008 hanno condotto un interessante esperimento sulla Maionese.

Mayonnaise 1

I tre scienziati hanno utilizzato dell'olio con presenza nota di ajoene, nella preparazione della Maionese.
Dopo un mese di conservazione, a temperatura ambiente, il 99% dello Z-ajoene e dell'E-ajoene era rimasto nella salsa!
E' interessante come questo prodotto sia abbastanza acido: generalmente la maionese ha pH 4.

E' quindi evidente come lo Z-ajoene sia molto stabile, a diverse temperature, se consumato in tempi relativamente rapidi.
Ricapitolando tutti i dati finora esposti, possiamo affermare che:

  • Per ottimizzare la formazione dell'ajoene, dobbiamo usare oli vegetali, mantenendo la soluzione in ambiente temperato il più a lungo possibile.

  • L'ajoene si mantiene stabile sia ad alte che a basse temperature. per diversi mesi, se preparato dalla macerazione dell'aglio in oli vegetali.

  • Il pH non influisce granchè nella stabilità dell'ajoene nel tempo.

Dentro l'intestino

A questo punto, molti si chiederanno se una volta ingerito, l'ajoene sia "disponibile" per i nostri animali.
- Cosa accade nell'apparato digerente?
- L'organismo riesce ad assimilarlo?
- Quali sono le condizioni di acidità, durante la digestione?

Vediamo di capirlo, andando per ordine...

La maggior parte dei pesci possiede un vero e proprio stomaco, esattamente come i mammiferi.
Fanno eccezione alcune specie come ad esempio le carpe.
Questi animali, infatti, non hanno sezioni delle loro interiora a bassi livelli di pH.

carpa

Lo stomaco è un ambiente molto acido.
Il pH, all'interno del tratto digestivo, dipende strettamente dall'ammontare del cibo che viene ingerito.

Se lo stomaco è vuoto, il primo cibo ingerito può trovare pH 1.4...!
Man mano che i pesci continuano a cibarsi, le secrezioni gastriche non sono in grado di mantenere quel livello di acidità.

Il cibo, pertanto, rimane nello stomaco, finché non raggiunge un'acidità idonea.
Ciò avviene grazie allo sfintere pilorico, una sorta di valvola che separa stomaco e intestino.

In genere, animali vegetariani hanno livelli di pH più bassi, nell'intestino. (Lovell, 2013).
È quindi spontaneo chiedersi:
- Resisterà l'ajoene a questa acidità?... Oppure si degraderà come l'allicina?

Nella seguente immagine, possiamo osservare la stabilità dell'ajoene, al variare del pH:

Ajoene pH acidoAndamento della concentrazione di ajoene al variare del pH. Temperatura di 37 °C

E' interessante come, a pH molto acidi, la percentuale di ajoene si mantenga praticamente immutata.
Sono condizioni molto simili a quelle che si riscontrano nell'apparato digerente.

A sostegno di questa tesi, riportiamo un interessantissimo esperimento.
Gli scienziati F. Freeman e Y. Kodera, nel 1995hanno verificato la stabilità dei composti che derivano dall'aglio.

I due studiosi hanno usato dei fluidi gastrici (pH 1.2) e intestinali (pH 7.5) ricreati ad arte in laboratorio.

laboratorio

A questo punto, hanno effettuato una simulazione di una condizione digestiva, sottoponendo le sostanze in esame a una "digestione" vera e propria.
La combinazione sequenziale dei succhi gastrici ha pesantemente compromesso la presenza di allicina.
L'ajoene, invece, è stato rilevato anche alla fine del processo!

Questa è una valida dimostrazione scientifica: l'ajoene si mantiene disponibile dopo l'ingestione, a differenza dell'allicina che si degrada facilmente a pH acidi.


Preparazione estratto d'aglio

Dopo tanta teoria... finalmente un po di pratica!!!
A tutti i lettori, premetto che probabilmente rischieranno di essere allontanati di casa, da mamme, mogli e fidanzate, proseguendo nella lettura di questo articolo.

Per la preparazione di un buon estratto fatto in casa, useremo olio d'arachidi e del comune aglio.

aglioolio

Questo ci consentirà di ottenere delle buone dosi di Z-ajoene, abbinandole alle virtù terapeutiche dell'olio d'arachidi.
L'acido arachidonico, in esso contenuto, può avere effetti benefici per alcune patologie specifiche, come la Tetrahymenosi.

È bene precisare che l'aglio non può intendersi come curativo di patologie importanti e in stato avanzato.
È soprattutto un metodo di prevenzione, del tutto naturale, contro lo sviluppo di parassiti e malattie.

Armiamoci quindi di coltello...

Iniziate prendendo uno spicchio d'aglio.
Sminuzzatelo finemente (più lo tritate, meglio è) e ponetelo a macerare in un recipiente ermetico, in circa 5 ml di olio d'arachidi.
Mescolate bene per qualche minuto.
Lasciate riposare tutto per almeno 4-5 ore, possibilmente vicino a una fonte di calore.

aglioolio2

In seguito, potete usare la soluzione di olio ed aglio per inzuppare del mangime (allo scopo, preferite quello liofilizzato).

Non preoccupatevi della leggera patina, che si forma sulla superficie dell'acqua; può essere facilmente asportata.
In ogni caso, non procura danni ai vostri pesci.
Consiglio di usare il cibo "medicato" alla fine di un pasto poco abbondante, 2-3 volte a settimana.

La conservazione dovrebbe essere effettuata preferibilmente in frigorifero, ma può essere tenuta anche a temperatura ambiente.
I tempi di conservazione sono abbastanza lunghi, in entrambi i casi, ma consiglio di non eccedere oltre i 60 giorni, per non perdere le proprietà benefiche dell'aglio.


Ringrazio tutti gli studiosi citati, che hanno condiviso liberamente il loro lavoro di ricerca.
Da essi ho attinto moltissime delle informazioni presenti in questo testo.
Un ulteriore ringraziamento và agli autori delle immagini, per averle rilasciate sotto licenza Creative Commons.

 

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