Ictioftiriasi: la malattia dei puntini bianchi

Scritto da Rox il . Postato in Acquariologia generale

Parlando di Ictioftiriasi, nelle chiacchierate tra acquariofili, capita di imbattersi in termini come "Teronti", o "Trofonti", senza sapere di che si tratta.
Altre volte si parla più comunemente di "malattia dei puntini bianchi", e ci si sente proporre soluzioni senza alcuna spiegazione.
Si tratta della malattia più frequente tra i pesci d'acquario, ed è causata da un animaletto dal nome impronunciabile: Ichthyophthirius multifiliis.


Il ciclo di questo protozoo è semplice quanto interessante; sarebbe meglio conoscerlo un po', prima di intervenire a sproposito.
Capita spesso, infatti, che il rimedio sia peggiore della malattia, e per tentare (invano) di salvare due pesci se ne ammazzino altri dieci.

Come si manifesta

Il sintomo principale è noto a tutti: appaiono alcuni puntini pianchi sul corpo del pesce, più frequentemente sulla parte posteriore.
All'inizio sono pochissimi, talvolta nemmeno ce ne accorgiamo, e dopo due giorni spariscono da soli.


Questo ci fa pensare che il pesce sia guarito e che le cose siano tornate alla normalità, ma non è affatto così: si sta preparando una strage.
Due-tre giorni dopo, i puntini ricompaiono molto più numerosi, e soprattutto li troviamo anche su altri pesci.
I più colpiti, di solito, sono della stessa specie del primo; ma non è una regola fissa.

Durante questo secondo attacco, cominciamo a vedere gli effetti della malattia anche sul comportamento del pesce: chiusura delle pinne, scatti improvvisi, sfregamento contro gli arredi, lunghi periodi di immobilità vicino al fondo... dipende anche dalla specie colpita.
Nonostante il deperimento evidente, il pesce sopravvive (non sempre) anche alla seconda "botta", che sparisce da sola come la prima.

Altri due-tre giorni, ed è finita. Il terzo attacco è letale.
La superficie coperta da puntini è praticamente metà del corpo del pesce.
Tutte le pinne sono ritratte, l'animale non mangia e non si muove. E' spacciato.


Non dobbiamo fare altro che controllare l'acquario, di tanto in tanto, per vedere quando è ora di rimuovere il cadavere.
Gli altri pesci, per lo meno quelli della stessa specie, sono destinati a fare la stessa fine un po' più tardi, non perché più resistenti, ma solo perché sono stati attaccati nelle ondate successive alla prima.

Il ciclo dell'Ictioftiriasi

Vediamo ora di dare una spiegazione a questi fenomeni. E' indispensabile CAPIRE, prima di AGIRE, ed è molto utile aiutarsi con questo semplice schemino:


Trattandosi di un "ciclo", non esiste un inizio e una fine, ma convenzionalmente si fa partire la malattia da un microscopico animaletto ciliato, dotato quindi di capacità di nuoto, che in questa fase viene chiamato "Teronte".
Non si tratta certo di un pesce, la sua capacità di movimento è limitata; se la cava solo in acque calme ed è protetto solo dalle sue dimensioni, che lo rendono invisibile.

Il tempo a sua disposizione è di 4-5 ore, al massimo, e può ridursi a 2 con le temperature estive.
Durante questo periodo deve trovare un ospite da parassitare, altrimenti muore.
Quando riesce ad attaccare un pesce si insedia sotto le sue squame e si traforma in "Trofonte".

Ovviamente, le difese immunitarie del pesce non stanno a guardare, si ribellano e cercano di combattere il parassita. Ma quando la trasformazione è completa, il Trofonte è invulnerabile, e lo resterà per tutto il resto del ciclo.
Quel puntino bianco, che vediamo sul pesce, non è altro che la manifestazione di tale reazione immunitaria, come le nostre ferite quando formano il pus.
Durante questa seconda fase, il protozoo si alimenta del sangue dell'ospite e si sviluppa, accumulando sostanze nutritive per le fasi successive.

La terza è quella in cui le cisti si staccano dal pesce, e precipitano sul fondo sottoforma di "Tomonti"; questo è il periodo più interessante di tutto il ciclo.
All'interno del Tomonte si ha una riproduzione esponenziale, da cui il nome del parassita (multifillis = molti figli).
Il numero minimo di scissioni è 8, ovvero 256 nuovi individui, ma possono essere più di 1000.
...E siamo partiti da UNO solo!

Quando le cisti si aprono, parecchie centinaia di "Tomiti" (così si chiamano) si liberano nell'acqua trasformandosi in Teronti ciliati; il ciclo ricomincia da capo, ma con un'intensità molto più devastante a causa della moltiplicazione del parassita.

Come difendersi

La migliore contromisura ci viene offerta dalla Natura, come sempre: le difese immunitarie del pesce.
Un animale in piena salute, nutrito correttamente, tenuto ai giusti valori e non sottoposto a stress, non verrà mai debilitato dall'Ictioftiriasi.
Verrà attaccato, questo sì, ma i Teronti non avranno il tempo di attecchire e trasformarsi, perché troveranno un organismo che si difenderà con il coltello tra i denti, sterminandoli in pochi minuti.

Disgraziatamente, qualche volta capita che il pesce si indebolisca, per vari motivi: un cambio d'acqua, un trasferimento, uno sbalzo di temperatura, un valore di pH sbagliato...
Bastano pochi minuti di ritardo e si passa al Trofonte.
Da lì in poi è tutta in discesa, per il nostro microscopico amico.

Bisogna spendere due parole sulle specie amazzoniche.
Si tratta quasi sempre di pesci particolarmente esposti all'Ictioftiriasi, perché adattati a vivere in acque molto acide dove il protozoo non potrebbe sopravvivere.


Non hanno mai sviluppato, nel corso dell'evoluzione, difese in grado di contrastare tali attacchi; l'unico modo per proteggerli è il pH acido.

Anche sui Guppy bisogna dire qualcosa.
Questi pesci vivono in acque piuttosto alcaline, in Natura hanno difese di ferro contro la malattia.
Purtroppo, non si può dire lo stesso di quelli ospitati negli acquari, provenienti da 40 anni di riproduzioni in allevamento, in vasche sterilizzate e controllate.
La sopravvivenza è garantita a tutti, senza alcuna selezione, se non quella che riguarda forme e colori particolarmente accattivanti.

Possibili rimedi

Il modo migliore per combattere l'Ictioftiriasi, dopo che si è presentata in acquario, è accorgersi subito ed intervenire immediatamente.
Solo così è possibile evitare l'uso di farmaci.

Alle prime apparizioni di puntini bianchi, anche fossero pochissimi, anche su un solo pesce, procuratevi un aeratore e disperdetene il flusso con gli appositi giunti a "T".
In base alle dimensioni della vasca, le porose potranno essere 2, 4, 6... vedete voi, ma tenete conto che l'acqua deve muoversi dappertutto.
Dopo averlo acceso alla massima portata, alzate anche il termostato portandolo gradualmente a 30°; mantenete movimento e temperatura per una settimana, e probabilmente ce la farete.

Se siete arrivati a leggere fin qui, avrete senz'altro già capito come funziona la terapia.
Il parassita è vulnerabile solo nello stadio di Teronte, che dura solo poche ore. Negli altri 3-4 giorni non si ammazza nemmeno a cannonate.
Il calore accelera il suo metabolismo, che riduce la durata complessiva del ciclo, ma soprattutto diminuisce il suo tempo più critico, quello della ricerca di un ospite.

Questa ricerca viene vanificata dall'aeratore, che tiene l'acqua in costante movimento dal basso all'alto.
Ricordate che il Teronte non è un pesce. Può muoversi nell'acqua, ma ci mette parecchio.
In sostanza, il trucco consiste nel superare indenni quelle due-tre ore di fase infettiva, poi i parassiti muoiono e la cosa finisce lì.

Anche lo spegnimento delle lampade è un valido aiuto.
Il Teronte percepisce solo delle ombre, non ha una "vista" vera e propria.
La mancanca di luce lo ostacola molto nella ricerca delle sue vittime.

Nei casi più gravi, quando la malattia è già in fase avanzata, bisogna ricorrere ai farmaci.
Il più indicato sarebbe il Verde Malachite, che però è diventato fuorilegge perché cancerogeno.
Veniva infatti utilizzato a piene mani negli allevamenti per consumo alimentare, oggi è rimasto disponibile in piccolissime quantità nei prodotti per acquaristica.


Esiste un altro prodotto, il Blu di Metilene, con cui si cerca di sostituirlo, ma non ha la stessa efficacia.

Come si capisce dai nomi, entrambi erano stati ideati come coloranti; solo successivamente si è scoperto che avevano proprietà antibiotiche.
Anche in questo caso è consigliabile un aeratore, perché è sempre il Teronte l'obiettivo da colpire.
In tutti gli altri stadi, il protozoo è invulnerabile a qualsiasi trattamento, compreso il Verde Malachite.

Un ultimo consiglio: non abusate dei farmaci.
Il loro effetto non si manifesta solo sull'parassita, ma anche sulla flora batterica, che svolge le funzioni di decomposizione e di nitrificazione.
Meglio perdere un pesce in più, a causa dell'Ictioftiriasi, che perderli tutti per avvelenamento da nitriti.

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