Idropisia: storia di una guarigione

Scritto da Jovy1985 il . Postato in Acquariologia generale

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Tra le tante patologie che possono colpire i nostri amici d'acquario, ve n'è una considerata pari a una condanna a morte: stiamo parlando della temibile Idropisia.

Essa consiste in una abnorme ritenzione di fluidi e liquidi all'interno del corpo del pesce. Questo determina un evidente gonfiore che inizialmente si presenta nella parete addominale dell'animale, producendo una protrusione verso l'esterno delle squame, e che via via si estende fino al peduncolo caudale.

In stadio avanzato, i pesci colpiti da idropisia si presentano simili a una pigna.
Molto spesso inoltre, gli animali vengono colpiti da infezioni batteriche o fungine secondarie e da esoftalmia (una protrusione del bulbo oculare verso l'esterno).

In realtà, l'idropisia non si può considerare come una malattia.
Essa infatti è piuttosto un sintomo di un malessere interno dell'animale, le cui cause possono essere molteplici, ma che spesso è legato a un infezione batterica ad opera del genere Aeromonas.

Questi batteri sono considerati da diversi studiosi come patogeni opportunisti: ciò significa che restano latenti nelle nostre vasche, e colpiscono i nostri animali solo in particolari casi di stress e debilitazione.

Nel seguito del testo esporrò la procedura da me utilizzata con successo per la cura di un Pesce Rosso del mio acquario, descrivendola come in una sorta di diario.

Sottolineo che nel tentativo di curare un pesce colpito da idropisia,

dobbiamo agire immediatamente!

Solo una diagnosi precoce può salvare la vita dell'animale.

Nel caso abbiate anche solo il minimo sospetto che uno dei vostri animali sia affetto da idropisia, vi invito a venire a parlarne sul forum, dove la registrazione è gratuita e semplicissima.

1° Giorno


Come ogni mattina, ho osservato attentamente i miei pesci, nella speranza di trovarli in forma come al solito.

Purtroppo, uno dei miei Oranda non stava affatto bene: era molto apatico e con respirazione affannata. Mi sono subito allarmato, e così l'ho tirato fuori dall'acquario per osservarlo attentamente da vicino. Ecco come si presentava:

Nell'immagine potete osservare le squame rialzate in corrispondenza dell'addome del pesce, evidenziate tramite delle frecce.

La diagnosi è stata purtroppo implacabile: Idropisia!

Conscio del fatto di dover agire immediatamente per salvare la vita del mio Oranda, ho deciso di sottoporlo a una cura a base di antibiotici. 

La mia scelta è ricaduta sulla Minociclina, una tetraciclina di seconda generazione. Essa è efficace nell'uomo per il contrasto di moltissime patologie, ed è contenuta in un famoso farmaco statunitense, utilizzato per la cura delle infezioni batteriche interne dei pesci.

La Minociclina, oltre ad esser un medicinale attivo su un ampio spettro di agenti patogeni, offre due ulteriore vantaggi: è economica e reperibile in ogni farmacia.

Il suo nome commerciale è Minocin (che ha come principio attivo la minociclina cloridrato)

Una volta comprato il farmaco, ed isolato il pesce in una vaschetta, si è presentato il problema della somministrazione del medicinale all'animale.

Ho quindi deciso di non sciogliere la minociclina in acqua, ma di fornirla al pesce direttamente col cibo.

La prima operazione da effettuare è quindi far impregnare il mangime con del comune olio da cucina (sarebbe meglio dell'olio di pesce) per qualche secondo.

L'olio è l'ideale in quanto ci consente di far aderire la minociclina al cibo, facendola restare attaccata anche in acqua.

A questo punto non resta che aprire una capsula del farmaco, e versarne parte del contenuto in un contenitore pulito e asciutto.

Si mettono quindi a contatto i grani inzuppati d'olio con il medicinale, ottenendo delle "cotolette alla minociclina" :

Anche la scelta del tipo di mangime ha un ruolo importante: in casi come questi di particolare debilitazione ed inappetenza dell'animale, una buona soluzione consiste nell'utilizzare degli stick affondanti.

Il pesce infatti non si porterà praticamente mai in superficie a raggiungere scaglie o granuli galleggianti.

Quali sono quindi le dosi da utilizzare?

Per un Oranda adulto di circa 15 cm, ho utilizzato  una dose "aggressiva" : 6 grani di mangime 2 volte al giorno. Naturalmente questa posologia varia a seconda della dimensione dell'animale da curare.

Ecco la risposta del pesce all'introduzione del cibo :

Sembra dire: "Se la vuoi, mangiala tu!"

La sua reazione mi aveva già fatto pensare al peggio. Ma dopo circa cinque minuti, il suo istinto di sopravvivenza ha prevalso!

Molto lentamente ha iniziato quindi a mangiare una quantità di cibo che in condizioni normali avrebbe divorato in pochi secondi. L' inappetenza è purtroppo un altro tipico sintomo che si riscontra negli animali affetti da idropisia.

Qualcuno potrebbe chiedersi a questo punto: "E nei casi in cui l'animale non ne vuole sapere di avvicinarsi al cibo?"

Come ultima ipotesi, si può prendere delicatamente il pesce con una mano, ed avvicinarlo con la bocca al cibo. L'istinto dell'animale lo porterà ad alimentarsi, come ho potuto verificare direttamente in un altro caso.

Se ciò non avviene, non resta che disciogliere il medicinale in acqua. L'effetto benefico però, risulta essere generalmente ridotto rispetto all'ingestione del farmaco.

Ho deciso inoltre di introdurre nella vasca di quarantena del sale grosso da cucina non iodato, preventivamente sciolto. In piccole dosi, favorisce la produzione e l'ispessimento dello strato di muco del pesce.

Di conseguenza aumenta la resistenza dell'animale ad eventuali patologie secondarie, che in casi di forte debilitazione risultano essere un vero e proprio colpo di grazia.

Il sale inoltre migliora la funzione branchiale e riduce lo stress.

2° Giorno


Dopo aver ingerito il farmaco, il pesce sembra aver già più appetito. Si avvicina subito al cibo, ma come il primo giorno non lo ingerisce immediatamente.

Anche in questa immagine, scattata quel giorno, potete notare un rigonfiamento nella zona del ventre. Si notano le squame sollevate, indice di una ritenzione di fluidi all'interno dell'animale.

Decido quindi di proseguire la mia cura per almeno altri 5 giorni, un intervallo temporale minimo per valutare l'efficacia dell'antibiotico. Uso sempre le medesime dosi di medicinale del primo giorno.

Al bisogno, generalmente ogni 3 giorni, effettuo un cambio totale d'acqua, introducendo nuovamente il sale da cucina.

Il cambio si rende necessario, sia per l'assenza di un sistema di filtrazione nella vaschetta, sia perchè il pesce inizia ad espellere dei fluidi, presumibilmente ricchi di batteri.

7° giorno


L'animale sembra rinato! Si avventa sul cibo, e mangia di gusto. Il gonfiore del ventre è sempre meno evidente. In questa foto, potete notare come il pesce si sia notevolmente sgonfiato:

Non si notano più praticamente le squame rialzate. Per la cura ho utilizzato finora complessivamente una capsula di minociclina.
Decido quindi di proseguire la terapia antibiotica, ma di ridurre leggermente le dosi del medicinale, vista la buonissima reazione dell'animale.

Inizio ad alimentarlo quindi con 4 grani di mangime impregnato di minociclina 2 volte al giorno, per altri sette giorni.

15° giorno


All'apparenza il pesce sembra totalmente guarito. E' vivace e mostra sempre appetito. Si notano però esternamente delle piccole macchie nere, in corrispondenza della coda e sulle pinne pettorali.

Questo non deve creare nessun allarme! Si tratta semplicemente di una reazione dell'animale all'antibiotico. Sono possibili infatti casi di iperpigmentazione cutanea durante l'uso della minociclina, che regrediscono spontaneamente.

Decido pertanto di abbassare ulteriormente le dosi del farmaco: 4 grani di mangime impregnato di medicinale in un unica somministrazione. Elimino inoltre definitivamente anche il sale.

30° giorno


Le macchie nere sono totalmente regredite. Il pesce si presenta apparentemente in piena forma. Permane ancora qualche piccola squama rialzata, ma sembra essere complessivamente guarito.
Decido quindi di abbattere la dose di minociclina: 1-2 grani al giorno, per un altra settimana.

Dopo trentasette giorni di isolamento e cure antibiotiche, sospendo definitivamente la somministrazione del medicinale.

Per sicurezza verso gli altri animali del mio acquario, mantengo il pesce in quarantena per un altra settimana. Decido inoltre di trattarlo in questi sette giorni con una blanda dose di sale da cucina.

Finalmente si torna a casa!


Dopo ben 45 giorni passati in isolamento, finalmente il mio pesciolino torna a casa!

E' stato davvero difficile non perdere la speranza di rimetterlo in sesto, e le cure sono state estenuanti (specialmente per l'animale!) Ma è veramente bellissimo rivederlo nuotare nell'acquario dove un mese e mezzo prima l'avevo prelevato moribondo.

Con questo articolo non intendo proporre un approccio standard alla cura dell'idropisia dei nostri pesci.

Il mio intento è stato solo condividere con tutti voi un esperienza positiva, dimostrando che un intervento tempestivo può essere decisivo nel trattamento di una patologia definita quasi incurabile come l'Idropisia.

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