Allelopatia: Pedersen vs. Walstad

Scritto da Rox il . Postato in Piante per acquario ed alghe

medaglia2 2° classificato al articoli concorso di Acquariofilia Facile

Dibattiti sul tema

Non so da quanti anni esiste il servizio Translate, su Google; ma ricordo di averlo usato innumerevoli volte, per ricerche sull'acquariofilia.
Per quanto imperfetto, consente di trovare informazioni anche in lingue sconosciute.
Mica lo sanno tutti, come si scrive "allelopatia" in Giapponese...

アレロパシー

...giusto per fare un esempio.

Durante tali ricerche, sono inevitabilmente capitato su qualche forum, dove si discuteva degli argomenti di questo articolo.
I dibattiti, si sa, sono come gli acquari: non ce ne sono mai due uguali; tuttavia, ho notato una serie di argomentazioni comuni, da parte dei... "perdersenisti".

  1. Spesso, quando il danese viene citato, è il "professor" Pedersen, mentre la Walstad è sempre e solo "Diana".

  2. Quasi nessuno parla dettagliatamente dell'articolo di Pedersen e di come sia stato ottenuto.
    Ci si sofferma soltanto sull'autorevolezza del botanico danese, "docente universitario", "specializzato in piante acquatiche", "professore associato", ecc. ecc...

  3. Quando si parla della Walstad, invece, si fa notare che è un'acquariofila come noi, che professionalmente si è occupata di Medicina e Farmacologia, che le piante d'acquario sarebbero solo un hobby.

  4. Molto spesso, in quei dibattiti, chi si appoggia a Pedersen è quasi sempre un Moderatore.

Attenzione a quest'ultimo punto!...
Io non ho detto nulla sulle sponsorizzazioni da aziende di acquaristica, che normalmente incorniciano quei forum.
Se lo avete pensato da soli, smettete subito di leggere!
Significa che la dietrologia vi sta contagiando, che non vi state più divertendo, che state diventando complottisti anche voi...

In tal caso, prendete subito provvedimenti:

  • Comprate un flacone di Protalon, anche senza usarlo, ma leggete il foglietto illustrativo almeno due volte al giorno, per due-tre settimane.

  • Fate cambi d'acqua tutti i giorni, cercando di auto-convincervi che state contrastando le alghe.

  • Se i sintomi persistono, leggete qualche libro di T. Amano sull'acquascaping.
    Vi aiuterà a rientrare nella "vera" acquariofilia, dimenticando in fretta le fantasie cospirazioniste che avete letto fin qui.

In qualsiasi caso, non leggete la conclusione qui sotto; in teoria sarebbe divertente, ma una mente sconvolta potrebbe prenderla sul serio...
...E chi è arrivato a leggere fin qui, forse è un pazzo come me.

Conclusione

Riprendiamo la parte finale dell'articolo, con quella frase celebre che abbiamo già visto, ma questa volta andiamo qualche riga più avanti.

In particolare, ci interessa la parte che evidenzio in rosso, sottolineandola nella successiva traduzione:

In Italiano:

"Si può usare l'allelopatia, per controllare la crescita delle alghe in acquario?"
La risposta sarebbe NO!
Si dovrebbe sostenere una riduzione dei cambi d'acqua, ma questo sarebbe controverso durante un'invasione di alghe!
Solo con un modestissimo cambio d'acqua, gli agenti tossici potrebbero raggiungere una concentrazione significativa, tale da produrre un reale effetto.

Ma allora è vero!... Ha scritto un articolo su un libro... senza leggerlo!!!
Non riesco a trovare nessun'altra spiegazione.

Dopo 15 anni, chiunque abbia solo sentito parlare di Ecologia dell'Acquario di Piante, sa benissimo che il libro propone esattamente la riduzione dei cambi d'acqua, arrivando fino a due volte l'anno.

Questo metodo non è dovuto alla pigrizia della Walstad, o al numero troppo alto di acquari per gestirli tutti.
L'obiettivo è proprio la produzione di allelochimici... per lo stesso motivo che sostiene Pedersen: "raggiungere una concentrazione significativa".

In sostanza, la Walstad avrebbe torto, perché i suoi metodi funzionerebbero solo...
...se li applicassimo!
Credo che ogni commento sia superfluo.

L'esposizione degli argomenti finisce qui; ora la butto sul complottismo più estremo, formulando un'ipotesi di pura fantasia.

Abbiamo un'acquariofila dilettante, ma con una notevole cultura scientifica.
Il suo lavoro le dà accesso a fonti accademiche, laboratori attrezzati e collaboratori competenti; inoltre, dispone di 40 acquari da studiare e grande passione nel farlo.

Dopo 8 anni di lavoro, ne esce un libro.
L'acquariofilia dei 40 anni precedenti, basata su prodotti chimici, costose attrezzature e manutenzioni continue, finisce nella spazzatura.
Quantomeno, viene limitata al semplice design, aquascaping, puro impatto visivo.

Le aziende commerciali fiutano il pericolo.
Se il metodo sfondasse, sarebbe la fine del business; niente più attivatori, biocondizionatori, bombole di CO2, lampade fitostimolanti, centraline elettroniche, osmosi inversa, fondi speciali, ecc. ecc.

Così, cercano di tamponare la falla.

- La mandiamo al rogo?...
- No... Purtroppo oggi non si usa più...
- Aspetta... avrei un'idea che può funzionare...

Hanno un famoso botanico tra i loro collaboratori, quindi gli chiedono di intervenire per stroncare il libro proibito.
Non ha importanza cosa scrive, quali fonti cita, come le cita, se ha qualche esperienza sull'argomento; tanto gli acquariofili non sono scienziati, nessuno andrà mai a controllare.

Oltretutto, se qualcuno lo facesse e si accorgesse del trucco, si tratterebbe di un libero pensatore; uno che ragiona con il proprio cervello... quindi non rientrerebbe comunque nel loro target commerciale.
Tanto, con quelli non si guadagna nulla.
Quello che conta è fornire uno scudo, da opporre alla "dilettante" in ogni discussione sul suo libro, approfittando della reputazione prestigiosa di un noto professore.

Niels Bohr, parlando del suo modello di atomo, diceva: "Non so se è davvero fatto così, ma si comporta come se lo fosse."
Per me è lo stesso: non so le la mia ipotesi è giusta... però...

 

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