Cryptocoryne in acquario - Le specie più comuni

Scritto da Rox il . Postato in Piante per acquario ed alghe

Alla data di questo articolo, il genere Cryptocoryne conta 61 specie ufficialmente riconosciute, limitandosi a quelle naturali.

Dibattiti e revisioni sono piuttosto frequenti, quindi non garantisco che il numero sarà sempre lo stesso, agli occhi di chi leggerà in futuro.

Per fortuna, in acquario le cose sono un po' più semplici...
Le specie che si trovano nei negozi sono meno di una decina; possiamo arrivare a 11-12, comprendendone alcune reperibili su ordinazione.
Consultando il catalogo di qualche azienda, è possibile trovarne anche 20, ma molte sono "cultivar": piante create in laboratorio, frutto di incroci e selezioni, isolate dagli esperti dell'azienda in base all'aspetto estetico.

In questo articolo ci occuperemo solo delle specie naturali, riservandoci di trattare le cultivar in un'eventuale articolo successivo, oppure in qualche scheda.
L'unico ibrido dell'elenco è la Cryptocoryne x willisii, perché si tratta di un incrocio spontaneo trovato anche in natura.

Inoltre, ci limiteremo a quanto si riesce a trovare, comunemente, nei negozi di acquaristica.
Per le altre, ci riserviamo di proporre delle schede separate, in futuro.

Cryptocoryne genere

Prima di iniziare, spendo due parole sull'organizzazione dell'indice, in alto a destra, ispirato ad altri articoli già presenti su Acquariofilia Facile.

Dopo questa introduzione, troverete un capitolo generico, valido per tutte le Cryptocoryne trattate.
In seguito, entreremo nel dettaglio usando l'ordine alfabetico, con capitoli specifici per ogni singola specie.

In questo modo, chi fosse interessato ad una soltanto, dovrà leggere solo la parte generica, per poi saltare direttamente al capitolo di suo interesse.
Inoltre, questa impostazione ci eviterà di riportare continuamente le caratteristiche comuni, uguali in tutte le specie, creando ripetizioni inutili e fastidiose.

Concludo l'introduzione invitandovi a registrarvi sul forum, in modo libero e gratuito, per eventuali discussioni di approfondimento sul genere Cryptocoryne... e non solo.
Per adesso... Buona lettura!


Caratteristiche comuni

Il genere Cryptocoryne rientra nella famiglia delle Araceae.
Lo so... lo so... non gliene frega niente a nessuno,   ma negli articoli bisogna dirlo e così ci siamo tolti il pensiero.
In realtà, si tratta di una famiglia piuttosto nota in acquariofilia, perché ci troviamo anche i generi Anubias, Lemna e Pistia, oltre alle nostre Cryptocoryne.

Per stimolare l'attenzione dei lettori, inizio con una curiosità piuttosto interessante.
Nella prossima immagine, la prima di questo capitolo, vedremo proprio il fiore di un'Anubias.

- Ma perché non ci mostri il fiore di una Crypto, visto che l'articolo è dedicato a loro?

Ottima domanda... Cerchiamo di capirlo.

Fantasia della natura

La maggior parte delle Araceae forma un'infiorescenza particolare, formata da spata e spadice:

Anubias fiore

Lo spadice è il fiore vero e proprio, con tutti i suoi organi riproduttivi, mentre la spata è una foglia che assume un aspetto particolare: tende ad avvolgersi tutto intorno allo spadice, come a proteggerlo; spesso assume anche un colore vivace, attraente per gli insetti.

Non vi sarà sfuggito che lo spadice ha una forma allungata, un po' come un bastone o una clava.
Guardacaso... "coryne" significa "bastone" o "clava", in Greco, ed è abbastanza noto che "kryptòs" significa "nascosto".

È quindi arrivato il momento di mostrare un fiore di Cryptocoryne...

Cryptocoryne fiore

...dove appare evidente il nome scelto da Heinrich Wydler, nel 1830: il "bastone" è "nascosto".
Ovvero, la spata circonda completamente lo spadice; quest'ultimo  diventa visibile solo sezionando il fiore, come nell'immagine qui sotto:

Cryptocoryne fiore sezionato

Quell'infiorescenza, per gli odori che emana, attira alcuni insetti che rimangono intrappolati all'interno.
Per liberarsi impiegano diverse ore, talvolta neanche ci riescono; ma è proprio il loro divincolarsi, in quello spazio ristretto, che consente l'impollinazione.

Cryptocoryne fiore sezionato2

In coltivazione sommersa, la fioritura è praticamente impossibile.
Tra l'altro non è comunissima nemmeno in natura; le Cryptocoryne si propagano soprattutto per "stolonamento", attraverso il terreno.
Tuttavia, la modalità di impollinazione mostra l'estremo livello evolutivo, raggiunto da queste piante.

La "peste" delle Cryptocoryne

Passiamo ad un'altro interessante fenomeno, che in acquario capita molto spesso.
Una pianta acquistata da poco viene liberata dal vasetto, collocata nel terreno... e in pochi giorni comincia ad appassire!

Cryptocoryne appassita

Cominciamo a pensare al materiale di fondo, alla luce, ai fertilizzanti... misuriamo il pH, le durezze... cerchiamo mille spiegazioni provandole tutte.
Qualcuno comincia ad aumentare i dosaggi: ferro, potassio, magnesio, oligoelementi... altri aggiungono lampade...

Tutto questo, oltre ad essere inutile, di solito produce una proliferazione di alghe, soprattutto in acquari avviati da poco.

Cryptocoryne alghe

In seguito, nel giro di qualche settimana, la pianta marcisce completamente, lasciando forse un paio di foglioline nella zona centrale.
Il fenomeno è noto, impropriamente, con il nome di "peste delle Cryptocoryne", come se si trattasse di una malattia...

In realtà, siamo di fronte ad un vero miracolo di adattamento; anzi... se dovesse capitarvi, vi invito a fotografarlo in tutte le sue fasi.
Il rizoma della pianta non muore mai, ma quando avviene un significativo cambio di condizioni, tutte le foglie vengono abbandonate alla marcescenza.
Non possiamo fare nulla per evitarlo.

Durante tale periodo, o subito dopo, partono nuove foglie dalla zona centrale, che si sviluppano già adattate al nuovo ambiente.
L'intero processo può durare anche due mesi, ma alla fine avremo una splendida Cryptocoryne senza più alghe, con foglie perfette nelle forme e nei colori, che su un terreno adeguato potrebbe addirittura diventare infestante.
Ma sul materiale di fondo... è meglio aprire un nuovo titolo.

Il fondo per le Cryptocoryne

Le piante di questo genere si alimentano dalle radici, pochissimo viene assorbito dall'acqua.
Osserviamo i ritrovamenti più significativi, nelle aree geografiche di origine...

Mappa Cryptocoryne

...e ci accorgiamo che vivono tutte in zone monsoniche.
In natura le troviamo soprattutto sulle rive di fiumi e paludi, prevalentemente in forma emersa, ma la stagione delle piogge può portarle in immersione per diversi mesi.
Se la pianta si alimentasse dall'acqua, tramite le foglie, potrebbe sopravvivere solo nel periodo piovoso.

Ovviamente non è così; ce ne accorgiamo quando cerchiamo di toglierne qualcuna dal nostro allestimento.
Se sta lì da qualche mese, probabilmente tireremo su mezzo acquario.

Cryptocoryne radice

L'apparato radicale è estremamente sviluppato, secondo solo a quello degli Echinodorus (che però sono mediamente più grandi).
Con parecchie altre piante d'acquario, per evitare disastri, si consiglia spesso di non sradicarle, ma di toglierle tagliando rasoterra; purtroppo, questo trucco funziona raramente con le Cryptocoryne.

Finché non eliminiamo il rizoma, da quel punto continueranno a spuntare nuove foglie, anche dopo anni di potature.

Cryptocoryne rizoma

Questa resistenza è legata all'evoluzione nell'habitat monsonico: un caso tipico di selezione darwiniana.
Alcuni di quei territori, passata la stagione delle piogge, diventano prima fangosi e poi desertici...

Deserto monsonico

...Alcuni fiumi vanno in secca, fino al successivo periodo piovoso.
In quei mesi, solo i rizomi più forti riescono a sopravvivere.

Tornando al materiale di fondo, dovremmo aver capito che il terreno è piuttosto importante, per queste piante.
Possono vivere anche su fondi inerti, grazie ai nutrienti che riescono ad arrivarci dall'acqua; ma lo sviluppo è decisamente rallentato, mentre su un terriccio fertile sarebbe stato incontenibile.
Talvolta si consiglia di evitarlo apposta, per evitare che le Cryptocoryne diventino infestanti.

Personalmente consiglio fondi drenanti, come Gravelit, Akadama e simili, formati da un unico strato.
Il passaggio di nutrienti, tra acqua e terreno, sarà pressoché immediato; questo ci eviterà di ricorrere alle solite pasticche da fondo.
Inoltre, non causeremo disastri in caso di rimozione.

Luce e condizioni generali

Grazie al fenomeno della "peste", di cui abbiamo già parlato, le Cryptocoryne si adattano praticamente a qualunque acquario.
Crescono sotto qualsiasi luce, con notevoli intervalli di acidità, durezze e temperatura.
Alcune specie possono risultare più esigenti, ma questo lo vedremo nei capitoli specifici.

Inoltre, in acquari low-tech, non richiedono erogazione di CO2.
Ovviamente partecipano poco all'equilibrio biochimico, perché sono piante a crescita lenta che assorbono pochi inquinanti; tuttavia, non dobbiamo dimenticare che la loro funzione è soprattutto decorativa...

Cryptocoryne Platy

...non stiamo certo parlando di Limnophila o Ceratophyllum.

Metamorfosi

Le Cryptocoryne che vedete in rete, nei negozi, oppure su qualche libro o rivista, non vanno mai prese come riferimento assoluto.
Quelle immagini ci danno soltanto un'idea generale sulla pianta, ma non c'è modo di sapere come diventerà nel nostro acquario.

In particolare, quelle che vedete in negozio sono state coltivate emerse; potrebbero non avere alcuna somiglianza, rispetto a quella che vedrete dopo qualche mese nel vostro acquario.
In virtù della capacità di adattamento, ogni specie di Cryptocoryne si presenta con parecchie forme, colori e perfino dimensioni.

D'accordo... d'accordo... lo fanno anche le altre... Tuttavia, stavolta siamo di fronte ad un caso estremo, che porta gli acquariofili a confondere specie molto diverse.
Se pensate che stia esagerando, vi invito ad osservare queste due piante:

Cryptocoryne wendtii 1Cryptocoryne wendtii con aspetto diverso

Chi potrebbe pensare che si tratta della stessa specie?
Se vi capiterà di parlarne su un forum, anche sul nostro, siate sempre prudenti nel riconoscimento delle Cryptocoryne... mi è capitata personalmente qualche figuraccia.
Del resto, anche nel Mondo Accademico c'è stata una certa confusione... e continua ad esserci.

Poliploidia

Alcune Cryptocoryne hanno reso difficile la classificazione, non solo a causa del loro aspetto mutevole.
Ci sono specie che si trovano in due diverse forme genetiche: diploide e triploide.
La differenza riguarda il numero di cromosomi e la loro disposizione all'interno della cellula.

Poliploidia

Non ci addentreremo in argomenti complessi, che non rientrano tra gli scopi di questo articolo; tuttavia, era indispensabile riportare questa curiosa caratteristica.
Oltre a creare dibattiti tra gli scienziati, produce piccole differenze tra piante della stessa specie, che possono trarre in inganno anche gli acquariofili.

Incontreremo questa distinzione, nei capitoli successivi, parlando della Cryptocoryne becketti e della Cryptocoryne undulata.

Incompatibilità

Prima di concludere questo capitolo generico, segnaliamo alcuni casi di allelopatia, che nelle esperienze degli acquariofili hanno coinvolto le Cryptocoryne.

Attraverso il terreno, le loro radici inibiscono lo sviluppo delle Alternanthera, perlomeno di quelle naturali. Sulle cultivar ci sono dibattiti aperti, con opinioni discordanti.

Alternanthera CardinalisAlternanthera reineckii "Cardinalis"

Inoltre, bisogna evitare la convivenza con Vallisneria ed Echinodorus; in questi casi sono le Cryptocoryne, di solito, a farne le spese.

Echinodorus paniculatus in acquarioEchinodorus paniculatus

Alla data di questo articolo, non si conoscono altri casi da segnalare, ma non significa che non ci siano.
Vi lascio quindi ai capitoli sulle singole specie, ricordandovi che l'elenco segue l'ordine alfabetico.


Cryptocoryne affinis

Iniziamo con una specie molto particolare, per una serie di motivi che potrebbero essere legati tra loro.
Fino agli anni '50 del '900, la Cryptocoryne affinis è stata forse la pianta più diffusa in acquariofilia.
Oggi, al contrario, è preferibile cercarla tra privati, perché in negozio è piuttosto rara anche su ordinazione.

Cryptocoryne affinis 1

Abbiamo notizie di altre specie, come la Cryptocoryne beckettii, che talvolta sono state vendute spacciandole per affinis.

La sua caratteristica distintiva è il movimento dell'acqua.
Non solo le Cryptocoryne, ma quasi tutte le piante d'acquario, proliferano quasi sempre in acque stagnanti, o comunque a lento scorrimento...
La Cryptocoryne affinis non segue questa regola.

Lei predilige acque movimentate.
In natura si trova spesso in piena corrente, proprio nei tratti di fiume dove la pendenza tende ad aumentare.
Osserviamo dove vengono raccolte:

Cryptocoryne affinis fiume

Inoltre, è una delle pochissime Cryptocoryne che cresce regolarmente in forma sommersa.
Per quasi tutte le altre si tratta di adattamento, mentre per lei è la normalità; potrebbe passare sott'acqua l'intera vita.

Cryptocoryne affinis natura

Sono proprio questi motivi che ne hanno ostacolato la diffusione, negli ultimi 50 anni.

Innanzitutto, le aziende tendono a coltivare le Cryptocoryne in forma emersa; l'affinis gli rende le cose più difficili.
Inoltre, l'acquario offre quasi sempre condizioni di acqua stagnante, dove il getto della pompa è l'unico movimento.
Con tutte le Cryptocoryne che ci sono, perché l'acquariofilo dovrebbe sceglierne una che preferisce acque mosse?

Condizioni di coltivazione

Cominciamo con qualche indicazione sulle lampade.
La caratteristica "bollatura", ben visibile in questa immagine...

Cryptocoryne affinis sommersa

...si ottiene coltivando la pianta sotto luce piuttosto forte. Non è un caso che la foglia in foto si presenti addirittura arrossata.
Per evitare che diventi contorta, come quella dell'esempio, bisogna fertilizzare con ferro, che notoriamente va sempre legato alla potenza luminosa.

In tali condizioni di luce, la Cryptocoryne affinis si sviluppa soprattutto in orizzontale, senza superare i 10-12 cm di altezza.
Al contrario, con illuminazione scarsa, può ergersi fin oltre i 30 cm, assumendo un aspetto che ricorda le Cryptocoryne becketti e wendtii (le vedremo entrambe più avanti).

Altra caratteristica da segnalare, su questa specie, è la crescita abituale su fondi inerti. Anche in natura, è stata trovata su terreni di sola sabbia.
A differenza delle sue "cugine", racimola il poco che gli serve anche dalle foglie; del resto, non è certo una pianta rapida.

A chi volesse coltivarla, consiglio di non scendere mai a pH acido; l'hanno sempre trovata in acque alcaline e piuttosto dure.
La temperatura, invece, non è un problema... Ma non tenetela in un laghetto all'esterno: non può reggere il gelo di gennaio.
In acquario, i soliti 24-26 °C vanno benissimo; in Estate può arrivare a 30-32, ma solo per periodi limitati.


Cryptocoryne beckettii (o petchii)

Nella storia della Botanica, è capitato spesso che una pianta abbia creato dibattiti tra gli scienziati, ma raramente ha fatto discutere come la Cryptocoryne beckettii.
Tra gli anni '20 e gli anni '70 del '900, fiumi di inchiostro sono stati versati su questa specie, che ancora oggi crea difficoltà nel riconoscimento.

A partire dal 1931, per oltre mezzo secolo abbiamo avuto anche la Cryptocoryne petchii, nella tassonomia ufficiale.
Poi si è scoperto che si trattava di una varietà triploide della beckettii, una mutazione naturale.
Oggi, nei negozi di acquaristica, viene venduta come Cryptocoryne beckettii "Petchii", usando le virgolette per indicare che si tratta di una variante.

Cryptocoryne beckettii PetchiiCryptocoryne beckettii "Petchii"

Sono entrambe originarie dello Sri Lanka, ma la loro presenza è stata segnalata in parecchie zone dell'India.
Non abbiamo certezze su tali segnalazioni, perché si tratta di una specie dall'aspetto estremamente mutevole, forse più di qualsiasi altra Cryptocoryne.

Sui forum di acquariofilia, a volte viene confusa con le "cugine" undulata e walkeri, ma nel caso più comune viene scambiata per la Cryptocoryne wendtii.
Personalmente, risolvo la questione dicendo di aspettare la crescita della pianta, fino alle sue massime dimensioni.

La Cryptocoryne beckettii, infatti, non supera mai i 25 cm di diametro, mentre la wendtii arriva ad oltre 40.
Dopo aver fatto il moderatore per diversi anni, nelle sezioni delle piante, ritengo che questo sia l'unico modo sicuro per distinguere le due specie.

Le foglie sono generalmente di forma allungata e lanceolata; spesso, ma non sempre, presentano dei margini ondulati.

Cryptocoryne beckettii 1

Quantomeno, questo sembra essere l'aspetto più comune, per quanto riguarda la forma sommersa.
E' invece impossibile definire il colore, che può assumere qualunque tonalità di verde e marrone, fino ad arrivare al rosso con la pagina inferiore.
Talvolta può presentare colori differenti, non solo sulla stessa pianta, ma perfino sulla stessa foglia.

Il fenomeno dipende molto dalla luce, ovviamente... ma incidono molto anche l'acidità, la disponibilità di oligoelementi e l'abbondanza di azoto.

Condizioni di coltivazione

E' una delle piante più facili da coltivare.
Dopo l'iniziale periodo di adattamento, può vivere su qualsiasi terreno e sotto qualsiasi luce, con qualunque durezza, acidità e temperatura comunemente adottate in acquario.

Inoltre si accontenta di pochi nutrienti, adattando la velocità di sviluppo alla loro disponibilità, senza manifestare appassimento, buchi sulle foglie, o altri segnali di carenza.

Cryptocoryne beckettii 2

E' una delle Cryptocoryne più veloci nella propagazione.
Su fondo ricco di nutrienti, dopo il periodo di adattamento, impiega poche settimane per stolonare in giro per l'acquario.
Dal momento che viene introdotta solo in funzione decorativa, spesso si consiglia di coltivarla su terreno inerte, proprio per rallentarne lo sviluppo.


Cryptocoryne crispatula (o balansae)

Nella penisola indocinese, o nelle sue immediate vicinanze, sono state trovate almeno quattro varietà naturali di Cryptocoryne crispatula.
Le citeremo per pura curiosità, poi vedremo che una soltanto interessa gli acquariofili:

Cryptocoryne crispatula Balansae

La lista è ordinata in base ai ritrovamenti, a cominciare dalla più diffusa in natura:

  • Cryptocoryne crispatula var. "Crispatula"
  • Cryptocoryne crispatula var. "Balansae"
  • Cryptocoryne crispatula var. "Tonkinensis"
  • Cryptocoryne crispatula var. "Yunnanensis"

Per un po' è stata ipotizzata l'esistenza di altre varietà, come "Planifolia" o "Flaccidifolia", ma quelle in elenco sono le uniche accettate dall'attuale tassonomia (alla stesura di questo articolo).

Ora lasciamo l'Indocina e torniamo all'acquariofilia.
Non ho dubbi che qualcuno, particolarmete interessato a queste piante, riesca a trovarle a costo di ordinarle dal Vietnam... Tuttavia, quando entriamo in un normale negozio di acquaristica, l'unica che riusciamo a portarci a casa è la "Balansae".
Pertanto, in questo capitolo, ignoreremo le altre e tratteremo solo lei.

Innanzitutto, è possibile che la troviate con il nome Cryptocoryne balansae, ormai obsoleto.
C'è stata un'epoca in cui queste piante sembravano appartenere a specie diverse, mentre oggi sappiamo che sono tutte varianti della crispatula.

Inoltre, nell'acquistare quella piccola, innocente piantina, è bene sapere prima cosa stiamo per portarci a casa.
Nel nostro acquario, sarà un po' diversa da quella che troviamo in natura...

Cryptocoryne crispatula 3Cryptocoryne crispatula in natura

...soprattutto per la diversa quantità di CO2 disciolta nell'acqua.

Normalmente, quelle foglie superano di poco i 10 cm; qualcuno sostiene di essere arrivato a 15, ma stiamo parlando di coltivazioni low-tech, dove la pianta cresce in condizioni simili a quelle naturali.
Nella maggioranza degli acquari, però, la CO2 viene erogata artificialmente; talvolta, per la presenta di piante esigenti, si va oltre i 30 mg/litro.
Questa è la conseguenza sulla "Balansae":

Cryptocoryne crispatula 2

Le foglie possono raggiungere il metro di lunghezza, raggiungendo zone lontane come i tentacoli di una piovra.

Pertanto, il primo consiglio è di evitare i piccoli acquari; è una pianta che richiede capienze di  almeno 150 litri, possibilmente con un certo sviluppo sul lato lungo... Oppure coltivatela senza CO2, scegliendo oculatamente le altre specie.

Condizioni di coltivazione

Come la maggior parte delle Cryptocoryne, anche la "Balansae" si adatta a qualunque acidità e durezza; tuttavia, una crescita davvero lussureggiante si ottiene in acque molto dure, con oltre 15 dKH, talvolta addirittura sopra i 20.

In tali condizioni, può essere interessante dedicarle l'intero allestimento, completando con rocce e piante galleggianti.
Un singolo esemplare, nel giro di due-tre mesi, stolonerà in modo incontenibile, invadendo l'interà superficie del fondo.
Per chi volesse provarci, consiglio di usare del marmo o altre rocce calcaree, come elementi decorativi, proprio per tenere sempre alto il KH dell'acquario.

La caratteristica "bollatura", invece, può essere più o meno accentuata secondo la luce, come abbiamo già visto per la Cryptocoryne affinis.

Cryptocoryne crispatula 1

Per quanto riguarda il pH, è ovvio che l'acqua calcarea non consentirà di raggiungere valori acidi.
Tuttavia, dalle esperienze di alcuni acquariofili, sappiamo che la Cryptocoryne crispatula si adatta perfino ad acquari amazzonici, con KH sotto il 4 e pH 6.5.
Le foglie diventano un po' più strette, ma questo non pregiudica l'aspetto estetico della pianta; ne risente solo la sua velocità di sviluppo.

Sulla temperatura, risulta un po' più esigente delle altre Cryptocoryne.
Non va tenuta in laghetti esterni, nemmeno se vivete in Sicilia o Calabria; in compenso regge benissimo le temperature di luglio, per brevi periodi può arrivare a 35 °C.


Cryptocoryne parva (e nevillii)

Per parecchi anni, la Crytocoryne parva è stata considerata la più piccola del suo genere, perlomeno in acquariofilia.
Oggi ne conosciamo altre con le stesse dimensioni (pressappoco), ma il confronto riguarda solo la massa fogliare, dal rizoma in su.
Se guardassimo anche la parte nascosta, quella sottoterra, la Crytocoryne parva ci farebbe questa sorpresa:

Cryptocoryne parva radice

L'apparato radicale ha delle proporzioni davvero incredibili. Dopo un certo periodo di attecchimento, diventa nettamente più grande della parte fogliare.

Da quando mi interesso di acquariofilia, non ho mai sentito di un simile rapporto, tra la la parte visibile e quella sotterranea.
Magari è un mio limite... forse ce ne sono altre che non conosco... Ma questo è un buon argomento per una chiacchierata sul forum...

Perché l'abbiamo associata alla Cryptocoryne nevillii, nel titolo del capitolo?
C'e una curiosa differenza tra acquario e natura, che riguarda proprio queste due specie.

Nello Sri Lanka, zona di origine di entrambe, le due piante condividono gli stessi habitat, ma con una forte prevalenza di Criptocoryne nevillii.
In aquariofilia è il contrario: quasi tutti i negozi offrono la parva, mentre la nevillii è molto difficile da trovare.
Come forse avrete capito, si tratta di due piante quasi identiche; possono essere distinte solo dal colore della spata, durante la fioritura.

Su qualche vecchia trattazione, è possibile trovare descrizioni molto diverse, per le due specie, perfino con delle immagini.
L'errore risale alla prima metà del '900, quando il termine nevillii era stato erroneamente associato ad un altra specie, poi chiamata Cryptocoryne willisii, e che oggi si chiama Cryptocoryne undulata (prossimo capitolo).

Nel mondo accademico, la Criptocoryne parva è stata riconosciuta solo dal 1980, dopo dieci anni dalla sua scoperta, ad opera dell'olandese Hendrik de Wit.
La Cryptocoryne nevillii, invece, era stata classificata alla fine dell'800, dal britannico Henry Trimen... Eccolo qua!

Henry Trimen

Durante quegli 80 anni, quindi, anche per gli scienziati è esistita solo la Cryptocoryne nevillii, che oltre ad avere lo stesso aspetto, colori e dimensioni della parva, ne condivideva anche lo stesso habitat, con la stessa luce, fondo, acqua e temperature.

Abbiamo dunque motivi sufficienti per accorparle nello stesso capitolo.
Pertanto, d'ora in avanti tratteremo solo la parva, più diffusa in acquariofilia, sapendo che quanto scritto riguarderà anche la nevillii.

L'aspetto della pianta è piuttosto costante, a differenza delle sue cugine.
In forma sommersa le foglie diventano più strette ed allungate, quasi nastriformi, rendendo più graduale la transizione tra stelo e foglia.
Questa riduzione di superficie la rende più esigente, in fatto di luce, rispetto alle altre Cryptocoryne, ma lo vedremo meglio più avanti.

Forme e dimensioni la renderebbero indicata per formare prati, ma la sua velocità di propagazione è piuttosto lenta, quindi occorre acquistarne parecchi esemplari, per accelerare i tempi.

Cryptocoryne parva

Qualcuno la colloca "a macchia di leopardo", all'interno di prati formati da altre specie, come Glossostigma elatinoides, Marsilea hirsuta e Lilaeopsis novae-zelandiae.
Ci sono sospetti di allelopatia con la Lilaeopsis brasiliensis, non ancora confermati alla data di questo articolo.

Cryptocoryne parva 3

 

Condizioni di coltivazione

La Cryptocoryne parva, tanto per cambiare, vive praticamente in qualsiasi acquario: pH, durezze, temperature, materiale di fondo, ecc. ecc...

Se vogliamo che resti bassa, per tenerla in primo piano o formare un prato, è preferibile usare lampade di una certa potenza... Altrimenti potrebbe alzarsi fin quasi a 20 cm, contro gli 8-10 a cui ci ha normalmente abituato.
Tuttavia, questo non serve alla sopravvivenza della pianta, solo all'aspetto estetico che vogliamo ottenere.

Il fondo incide solo sulla velocità di propagazione. In natura l'hanno trovata anche sulla sabbia.
All'inizio, un terriccio fertile può risultare più soddisfacente, per ottenere un bel prato in due-tre mesi, partendo da un paio di esemplari.
Voglio però riproporre l'immagine di apertura...

Cryptocoryne parva radice

...con quell'incredibile apparato radicale.
Provate a pensare cosa verrebbe su, al momento di toglierne qualche rosetta, se avete deciso per il terriccio.
Anche in questo caso, consiglio di ricorrere a fondi drenanti, formati da un unico materiale, evitando di sovrapporre strati differenti.

Nemmeno la temperatura sarebbe un problema, per un acquario domestico, ma eviterei di tenerla in un laghetto esterno.
Tende a bloccarsi sotto i 20 °C, ben difficilmente potrebbe superare un inverno.
D'estate può sopravvivere anche oltre 30 °C, ma deperisce nell'aspetto fino all'arrivo dell'autunno.


Cryptocoryne undulata

Il primo a proporre il nome "Cryptocoryne undulata" fu lo scrittore tedesco Albert Wendt, nel 1955.
Osservando i margini di queste foglie...

Cryptocoryne undulata 3

...non deve essere difficile capire la sua scelta.

Wendt era un acquariofilo, con particolare interesse per le Cryptocoryne.
Ci vollero oltre vent'anni, prima che il nome venisse accettato nel mondo accademico, nel frattempo la pianta venne eroneamente chiamata Cryptocoryne willisii.
Oggi, la scoperta della specie viene quindi attribuita a Wendt, che aveva ragione con vent'anni di anticipo... senza essere uno scienziato.

Nella prima metà del '900, la pianta era stata addirittura confusa con la nevillii, forse perché il luogo di origine è sempre lo Sri Lanka.

Cryptocoryne undulata 1

Come si capisce dalle immagini, può essere facilmente scambiata per una Cryptocoryne beckettii, con la quale condivide l'aspetto molto variabile.
L'unico modo certo, per distingere le due specie, è quello di aspettare che la pianta si sviluppi pienamente.
Occorrerano parecchi mesi, ma sulla undulata vedrete il rizoma spuntare dal terreno; quello della beckettii, invece, rimarrà sottoterra anche dopo anni.

Pure in questo caso, Madre Natura ce la offre anche in varietà triploide, ma è decisamente più rara.
In acquariofilia... è il contrario: la pianta diploide sembra meno adatta alla coltivazione sommersa; pertanto, quelle che troviamo nei negozi sono quasi sempre triploidi.
Comunque ha poca importanza, sulle forme e i colori che la pianta assume.

Sembra che la triploide diventi leggermente più grande, fino a circa 20 cm, rendendola simile alla becketti anche nelle dimensioni.
E' difficile vedere la diploide oltre i 12-15 cm, a meno che la luce non sia davvero bassa.

Secondo esperienze di acquariofili, la triploide avrebbe una maggior tendenza a colorarsi di marrone; ma su questo è sempre la luce che incide maggiormente.

Cryptocoryne undulata


Condizioni di coltivazione

Per la maggior parte degli acquariofili, la Cryptocoryne undulata è la più facile da coltivare, sia in forma emersa che sommersa.
Abbiamo già visto altre piante, in questo stesso genere, capaci di adattarsi a qualunque acquario; ma la undulata è davvero un caso straordinario.

Oltre a crescere con qualsiasi durezza, terreno, acidità e luce, è anche la più veloce a riprendersi dopo la cosiddetta "peste", quando passa da un acquario ad un altro.
Questo può essere un problema, perché anche la propagazione per stoloni risulta più rapida; alcuni la considerano infestante.
Questa sua vivacità può essere rallentata da un fondo inerte, formato da sola ghiaia.

La luce non è importante, per il suo sviluppo, ma lo è per l'aspetto che vogliamo ottenere.
Il colore può variare dal verde scuro ad un marrone marmoreo, ma anche le forme si adattano alle lampade.
Con illuminazione debole, la pianta può allungare il gambo fino a 15 cm, nel tentativo di portare la foglia più vicino alla luce.

Un'ultimo consiglio sulla temperatura...
Quasi dappertutto si legge "26-28 °C" come limite massimo, ma numerose esperienze dimostrano che la pianta regge ben oltre i 30, quantomeno per la durata della stagione estiva.
Inoltre può scendere fino a 15 °C, anche se rallenta un po' il suo sviluppo rispetto ai soliti 22-25.
Probabilmente, è la Cryptocoryne con l'intervallo di temperatura più alto.


Cryptocoryne walkeri (o lutea)

 Tra tutte le piante di questo articolo, la Cryptocoryne walkeri è stata la prima ad essere classificata, nel 1857, dall'austriaco Heinrich Schott.
Anche considerando l'intero genere, su 61 specie ce ne sono solo 4 scoperte prima di lei.

Appena introdotta in acquario, spesso si presenta simile alle altre Crypto...

Cryptocoryne walkeri

In seguito, crescendo, mostra la sua principale caratteristica distintiva: lo sviluppo verticale.

Cryptocoryne walkeri 3

Tende a produrre picciòli piuttosto lunghi, fino a 15-16 cm di lunghezza, poi parte la foglia che può aggiungerne altri 8-10.
Questo sviluppo la rende facilmente distinguibile da altre specie, con le quali potrebbe essere confusa se osservassimo esemplari giovani.

Cryptocoryne lutea è invece un nome obsoleto, oggi accettato come sinonimo.
Venne introdotto negli anni '30 del '900, pensando si trattasse di una nuova specie.
Dal 1975 è noto che si tratta della Cryptocoryne walkeri, ma in acquariofilia troviamo ancora chi la chiama lutea.

Come molte delle Crypto coltivate in acquario, anche la walkeri è originaria dello Sri Lanka.
Vive però in un territorio molto limitato, nella zona collinare del fiume Deduru Oya.
Questa presenza, così localizzata, potrebbe portarci a pensare che sia piuttosto esigente, ovvero che solo in quei luoghi trovi condizioni adatte.
Invece... non è affatto così.
E' anche lei facilissima da coltivare in acquario, perfino su ghiaietto inerte:

Cryptocoryne walkeri 5


Condizioni di coltivazione

In passato, si riteneva che quei lunghi steli fossero dovuti a carenza di luce, ma ci sono state numerose smentite nelle esperienze degli acquariofili.
Pare che sia la presenza di CO2, invece, ad incidere maggiormente.

Secondo l'ipotesi più accreditata, la pianta allungherebbe gli steli nel tentativo di emergere, come alcuni Echinodorus, per procurarsi l'abbondante CO2 atmosferica.
Se abbiamo un'erogazione artificiale, è ben difficile vedere picciòli da 15 cm; in compenso si allungano le foglie.
La luce incide soprattutto sul colore, in particolare sulla differenza tra pagina inferiore e superiore.

La propagazione è veloce, rispetto alle più comuni beckettii e wendtii, ma è dovuto proprio allo sviluppo verticale.

Cryptocoryne walkeri 4

E' sufficiente che le radici si allontanino di poco dalla pianta madre, per avere un nuovo stolone.

Sugli altri valori, non c'è praticamente nulla da dire.
Escludendo gli allestimenti Tanganica, a pH 9 o quasi, possiamo dire che non c'è acquario dove non si sviluppi.
Luce debole o forte, terreno inerte o fertile, con o senza CO2... se riuscite ad uccidere una Cryptocoryne walkeri, non vi restano che le piante di plastica.


Cryptocoryne wendtii

Eccola qua... la Cryptocoryne dei record.

  • La più grande.
  • La più comune nei negozi.
  • La più diffusa in natura.
  • La più variabile nell'aspetto.
  • La più difficile da classificare.

Cryptocoryne wendtii 5

La Cryptocoryne wendtii è stata descritta nel 1958, dall'olandese Hendrik de Wit.
Volle dedicarla all'acquariofilo tedesco Albert Wendt, grande appassionato di Cryptocoryne, che era appena deceduto.

Vi risparmio tutto il dibattito tra i botanici, sulle presunte varietà diffuse in natura, molto numerose.
Inizialmente sembravano addirittura specie diverse: poi si è cominciato a considerarle come ecotipi, varianti genetiche naturali; in seguito, le 15 varietà proposte si ridussero a 5...

... Infine, da una decina d'anni, sappiamo che la genetica... non c'entra nulla!
Quei 40-50 anni di confusione, derivano dall'incredibile trasformismo della Cryptocoryne wendtii, che può presentarsi in forme diversissime...

Cryptocoryne wendtii 1

Pertanto, non date importanza alla varietà scritta sul cartellino, quando la comprate in negozio.
Troverete nomi legati al colore, come Cryptocoryne wendtii "Brown"...
Oppure derivanti dalla Geografia, come Cryptocoryne wendtii "Mi Oya" (un fiume dello Sri Lanka occidentale)...

...Ma nessuno, al momento dell'acquisto, può prevedere quali forme e colori assumerà la pianta, dopo qualche mese nel vostro acquario.
Oltre alla solita luce, qualsiasi condizione incide sul suo aspetto: pH, fondo, durezza dell'acqua, disponibilità di ferro, di potassio... secondo alcune esperienze, sembra che anche la temperatura abbia una certa rilevanza.
Non ho prove scientifiche, ma pare che il caldo estivo accentui notevolmente le ondulazioni dei margini fogliari.

Cryptocoryne wendtii


Condizioni di coltivazione

Con la Cryptocoryne wentii, gli acquariofili inesperti fanno errore molto comune, già al momento dell'acquisto.
Vedendo quell'innocente cespuglietto, in negozio, la comprano e se la mettono in acquario, senza informarsi sulle dimensioni che raggiungerà.

Ora aprite completamente le vostre mani, poi mettetele sul tavolo facendo combaciare i pollici: quello che vedete è il diametro che raggiungerà la pianta, quando sarà cresciuta completamente.
Parliamo di circa 40 cm, ma nessuno vi chiede quanto è grande l'acquario, quando la comprate.

Personalmente, ritengo che ci siano solo due alternative, per coltivare una C. wendtii:

  • Avete un acquario piuttosto grande, 200 litri o più, che vi consente di tenere piante di quella dimensione.

  • Dedicate a lei l'intero allestimento, facendone la vostra "specie regina". In tal caso possono bastare 70-80 litri, ma con pesci piccoli e piante galleggianti (o comunque poco ingombranti)

Nel secondo caso, voglio aggiungere che merita senz'altro il titolo di "Regina".
Pochi hanno visto una Cryptocoryne wendtii nel suo massimo splendore, proprio perché si tende a contenerla potando spesso le foglie esterne.
Tuttavia, quando ci si arriva, tutti gli sguardi vengono attirati dalla sua magnificenza.

Cryptocoryne wendtii 3

Non mi dilungo sulle sue esigenze, perché praticamente... non ne ha!
Anche in questo caso, è una pianta che cresce con qualsiasi luce, in qualsiasi acqua e su qualsiasi terreno.
Alcuni l'hanno messa perfino in allestimenti Malawi, dove la vegetazione di solito è assente.

Piantandola su terriccio fertile, il problema non è farla crescere... ma rimuoverla!
Se una Cryptocoryne wendtii ha attecchito da qualche mese, potete potarla, estirparla, cercare frammenti di radici, coprire la zona con legni e rocce...
...Ma un bel giorno, probabilmente, guarderete l'acquario e troverete qualche sua fogliolina, che spunta nuovamente dal terreno.


Cryptocoryne x willisii (o lucens)

Siamo arrivati all'unica Cryptocoryne con la "x", perlomeno in questo articolo.
In acquariofilia non ha molta importanza; nel nostro linguaggio abituale la chiamiamo spesso Cryptocoryne willisii, senza nessuna "x".
In realtà, non è del tutto sbagliato, perché in origine, nel 1908, il nome era quello... ma la vicenda è piuttosto curiosa ed è meglio andare per ordine.

Nel 1962, l'olandese Hendrik de Wit descrisse un gruppo di piante provenienti dallo Sri lanka (tanto per cambiare), che chiamò Cryptocoryne x lucens.
Ci fu un dibattito che andò avanti molto a lungo, perché alcuni le ritenevano appartenenti ad una specie già nota: Cryptocoryne nevillii.

Dopo 14 anni, nel 1976, il danese Niels Jacobsen scoprì che la specie era già classificata, ma non era la nevilli: si trattava della Cryptocoryne willisii, descritta da Reitz nel 1908.

In realtà si tratta di un intero gruppo, derivante da incroci spontanei, tra alcune specie che abbiamo già visto nei capitoli precedenti: Cryptocoryne parva, beckettii e walkeri.
Quella "x" è stata aggiunta proprio per questo: nella Tassonomia, indentifica sempre le piante ibride.

A complicare ulteriormete le cose, dobbiamo aggiungere che anche la Cryptocoryne undulata venne chiamata willisii per parecchi anni, fino al 1980, ma questo lo abbiamo già visto nel capitolo a lei dedicato.

Cryptocoryne willisii

Oggi, il nome Cryptocoryne lucens viene accettato come sinonimo, ma è ancora molto usato in acquariofilia.
Ci sono negozi in cui si trova la Cryptocoryne x willisii "Lucens", come se si trattasse di una varietà.

Data la complessità genetica della willisii, è difficile trovare una Crypto con aspetto più variabile, sia in acquario che in natura.
Ripeto che l'incrocio riguarda tre specie, non due; è facile capire che basta un niente, per far prevalere alcuni caratteri genetici, rispetto ad altri.

In generale, possiamo dire che le foglie sono molto allungate, fino a 12 cm, mentre la larghezza non supera mai i 2 cm.
L'intera pianta può raggiungere i 15 cm di altezza, in forma sommersa, ma è impossibile definire un rapporto tra la foglia ed il suo gambo: nei casi più estremi, come la prossima immagine, il picciòlo può arrivare a 10-12 cm, per poi terminare con 3-4 cm di fogliolina.

Cryptocoryne willisii 3

Inoltre, con questa specie non è corretto parlare di altezza vera e propria.
Si allarga o si chiude in base alla luce che riceve; sotto una forte potenza può persentarsi quasi strisciante, aprendo le foglie a pochi centimetri dal terreno.
A differenza di altre Cryptocoryne, non presenta mai dentellature sui margini, in nessuna condizione.


Condizioni di coltivazione

Ormai l'abbiamo capito... quasi tutte le Cryptocoryne sono molto adattabili; perché la willisii dovrebbe fare eccezione?
In effetti, grazie al suo "miscuglio" genetico, è forse la più adattabile di tutte.
Vive... ormai l'abbiamo capito... a qualunque valore di durezza e di pH, normalmente adottati in acquario; è un tantino più esigente sulla temperatura, dove si consiglia di non scendere sotto i 20 °C.

Cryptocoryne willisii 4

Gli effetti della luce li abbiamo già visti... quindi non resta che il fondo, su cui capita di leggere informazioni contrastanti.
Le Cryptocoryne willisii apprezzano molto il terriccio fertile, ma proprio per questo possono diventare infestanti.
Per questo motivo, spesso si preferisce coltivarle su materiali inerti, addirittura semplice ghiaietto. Non lo facciamo per la pianta... ma per noi stessi.


Conclusioni

E' probabile che molti lettori siano saltati al capitolo di loro interesse, dopo aver letto  solo quello generico.
Quei pochissimi che hanno letto tutto, avranno sicuramente notato una parte piuttosto ripetitiva, che riguarda la facilità di coltivazione.

Questo è sicuramente un motivo di successo, per le Cryptocoryne: compatibilmente con i problemi di allelopatia, chiunque può coltivarle.
Non hanno nemmeno particolari esigenze di fertilizzazione.

Certo... qualche specie apprezza molto il potassio, ma non certo come una Hygrophila, oppure una Cabomba... E comunque si adattano bene anche alle carenze, il più delle volte.
In buona sostanza, quando si arriva ad uccidere una Cryptocoryne, di solito è già morto tutto in quell'acquario.

Per questo motivo questo genere di piante è presente in tutti i negozi, si trova spesso nell'acquario del principiante, è diffusissimo tra gli utenti di qualunque forum... eppure se ne parla pochissimo.
Il motivo è molto semplice... non c'è quasi nulla da chiedere!

Concludo, come mia abitudine, ringraziando gli autori delle immagini, per averle rilasciate sotto licenza Creative Commons.
Soprattutto, spero di aver fatto un po' di chiarezza, tra tutti i nomi di Cryptocoryne che si trovano nei negozi di acquaristica.

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