Hygrophila corymbosa, difformis, polysperma

Scritto da Rox il . Postato in Piante per acquario ed alghe

E' piuttosto raro trovare un acquariofilo che non abbia mai avuto almeno un'Hygrophila, ed è quasi impossibile trovare un negozio che non le venda.
Nessuna specie di questo genere raggiunge i record di diffusione delle varie Egeria, Limnophila e Ceratophyllum, ma questo è dovuto solo alla maggiore diversificazione.

Il loro successo in acquariofilia non è concentrato su una di esse, ma ripartito su diverse specie, che a loro volta si dividono in parecchie varietà.

In questo articolo tratteremo soltanto quelle più facilmente reperibili nei negozi (Hygrophila corymbosa, Hygrophila difformis, Hygrophila polysperma, in rigoroso ordine alfabetico), trascurando quelle più rare.
Eviteremo anche le innumerevoli cultivar selezionate nelle serre dell'estremo oriente, che hanno spesso un successo limitato alla moda del periodo.

Hygrophila corymbosa, difformis e polyspermaFaremo eccezioni solo per la polysperma "Rosanervig", e per la corymbosa "Compacta", che hanno ormai raggiunto una diffusione notevole.

Nella prima parte verranno trattati gli aspetti generali, comuni a tutte le specie.
Arrivati alla seconda parte, chi fosse interessato ad una sola di esse, potrà andare direttamente al capitolo specifico, dove troverà anche delle illustrazioni.

Buona lettura!


Prima parte: concetti generali

  • Classificazione e curiosità

Per i maniaci della Tassonomia, diciamo subito che queste piante appartengono alla famiglia delle Acanthacee, così ci togliamo subito il pensiero.
Le Hygrophila attualmente classificate sono oltre 120, di cui 45 palustri. Nessuna è prettamente acquatica.
Anche il nome ce lo dice, se non facciamo confusione nell'interpretarlo.

"Hydro-" e "hygro-" sono radici derivate dal greco con significati diversi.
Hydro- significa "acqua", mentre hygro- significa "umido".

L'Hygrophila è pertanto "amante dell'umido", non "dell'acqua".
Solo nei nostri acquari vivono perennemente sommerse; in Natura proliferano in acque molto basse, dove raggiungono in fretta la superficie ed emergono in cespugli rigogliosi.


Questo significa che l'erogazione di CO2 è piuttosto importante per loro. Sono adattate a prenderla dall'atmosfera, in quantità molto alta rispetto all'acqua.
Anche quando riescono a sopravvivere senza aiuti artificiali, non sono così rigogliose come ci si aspetterebbe da loro.
In particolare, la velocità di crescita è decisamente ridotta.

La storia della loro classificazione è abbastanza curiosa.
Quelle che di solito teniamo in acquario sono originarie dell'Asia tropicale, in particolare dai paesi che circondano il Golfo del Bengala.


Tuttavia, le prime specie furono scoperte in Australia da Robert Brown, nel 1810.

16 anni dopo, il grande Carl Blume, uno dei "padri" della Limnophila, scoprì una pianta sconosciuta in Thailandia.
All'epoca, quel territorio si chiamava "Siam" da circa 40 anni, così chiamò la nuova specie "Nomaphila siamensis".

Per chi avesse dubbi, sull'assorbimento di nutrienti da parte di queste piante, è bene spiegare la scelta di Blume.
La radice "noma-" ha un significato piuttosto interessante: letteralmente vuol dire "divorare" o "divoratrice".
Si trattava di quella che oggi conosciamo come Hygrophila corymbosa.

Dopo quasi 70 anni, nel 1895, Gustav Lindau si accorse che la pianta apparteneva allo stesso genere di quelle scoperte da Brown.
Non solo... nel frattempo erano state scoperte altre piante, dall'India alla Nuova Guinea, che avevano le stesse caratteristiche di genere.
La pianta di Blume venne così classificata con il nome che utilizziamo oggi.
La cosa divertente è che... in alcuni negozi la trovate ancora come "Nomaphila", dopo più di 100 anni!

  • L'ambiente di origine e i valori dell'acqua

Gli habitat naturali di queste piante presentano condizioni estremamente variabili.
Il clima monsonico produce repentine alterazioni della durezza e dell'acidità dell'acqua. Vediamo di capire il perché.

Alcune zone del Sud-Est asiatico sono le più irrigate di tutto il pianeta.
Tanto per fare un esempio, la più grande foce a delta del Mondo è il Bengala, dove due dei più grandi fiumi dell'Asia (Gange e Brahmaputra) si uniscono a formare una immensa zona acquitrinosa, di dimensioni paragonabili all'intera penisola italiana.
L'Asia tropicale è piena di zone simili.
Certe inondazioni, che da noi finirebbero sui telegiornali, per quei popoli sono normalissime.



Quando non piove, il Sole picchia fortissimo in quelle paludi, che sono anche caratterizzate da una superficie molto ampia rispetto alla profondità.
Questo produce una rapida evaporazione, che fa aumentare la concentrazione di sali fino a livelli decisamente alti.
Il pH arriva addirittura su valori alcalini, nonostante la gran quantità di acidificanti presenti.
In alcuni periodi dell'anno, certe zone diventano addirittura desertiche.


Ad un certo punto, il cielo diventa plumbeo, e si scatena un nubifragio di intensità sconosciuta per noi europei.
In pochi minuti, quella valanga di acqua piovana inonda intere pianure, moltiplicando la profondità delle paludi ed abbassando in modo repentino la durezza di quelle acque.

L'acidità può precipitare fin sotto pH 4, nello spazio di mezz'ora; la temperatura può scendere di oltre 10 gradi.
Poi torna il Sole e si ricomincia da capo.

Questi sono i luoghi dove le Hygrophila si sono evolute, farebbe quindi un po' sorridere se ci mettessimo a parlare di valori ottimali dell'acqua.
In questo caso non ci sono pH, durezze e temperature da consigliare. Basta evitare valori estremi, dove nessuna pianta riesce a vivere, anche se le Hygrophila riuscirebbero a resistere anche in un acquario Malawi, per un periodo limitato.

  • Il fondo

L'apparato radicale è davvero notevole, come non ci si aspetta da piante a stelo.
Tra l'altro, la crescita delle radici è veloce come quella della pianta: bastano poche settimane per non riuscire più ad estrarla, a meno di non tirare su mezzo acquario.
Sono piante alla continua ricerca di nutrienti, utilissime per assorbire inquinanti.

Possono essere collocate su qualsiasi fondo, compresa la sabbia, ma col terriccio fertile la loro crescita è davvero esplosiva.
Il matrimonio perfetto si ha con materiali drenanti, quali Akadama o lapillo lavico.
In questi casi, le radici assorbono i nutrienti direttamente dall'acqua, che filtra attraverso il terreno.

La fase di maturazione, ad acquario nuovo, può diventare un problema. Senza pesci in vasca, le Hygrophila risentono di carenze che non possono essere risolte con la normale fertilizzazione.
Potrebbe essere necessario fornire nitrati e fosfati artificialmente, come negli acquari olandesi.
Sarebbe preferibile introdurle pochi giorni prima dei pesci.

  • Infestazioni

Nei luoghi d'origine, le Hygrophila non sono affatto piante decorative.
Per gli agricoltori sono considerate erbacce infestanti, per una serie di motivi:

  • Il loro facile adattamento a parecchie condizioni differenti.
  • La loro velocità di crescita e di riproduzione.
  • L'assorbimento di nutrienti, a danno delle coltivazioni alimentari.
  • La totale inutilità in qualunque applicazione pratica (alimentare, farmaceutico, tessile, ecc...)

Tra l'altro, nemmeno la diffusione in acquariofilia ha portato benefici alle popolazioni locali, perché si tratta di piante facilmente riproducibili dappertutto; non avrebbe senso portarle qui dal Bangladesh, quando ne basta uno stelo per averne una foresta in poco tempo, in qualunque acquario.

A questo proposito, concludo la prima parte con una raccomandazione: non gettate mai una potatura di Hygrophila in un ambiente umido.
Qualcuno lo ha fatto, provocando dei veri disastri ecologici.
Capitò in Australia negli anni '50, con la difformis, e ancora oggi le autorità faticano a controllarla.
In Florida, negli anni '80, qualcuno ebbe la bella idea di lasciare della polysperma in una palude. Dopo 30 anni non riescono a fermarla nemmeno con gli elicotteri.


In realtà, non si dovrebbe fare con nessuna specie; ma alcune, come le Hygrophila, sono particolarmente invasive.
È bene ricordarlo.


Seconda parte: caratteristiche specifiche

  • Hygrophila corymbosa

Il nome deriva dal "corimbo", un particolare grappolo di fiori visibile solo nella forma emersa.
Questa specie è reperibile in moltissime varietà naturali, a seconda del territorio in cui è stata raccolta (prendono il nome di "ecotipi").
Quelle che vedremo sono le più comuni, tutte caratterizzate da un verde molto brillante e da steli che possono arrivare a mezzo centimetro di diametro.

Attenzione: Si tratta di una famelica divoratrice di potassio. Se si sviluppa rigogliosa, può portarvi a carenze tali da creare problemi alle altre piante dell'acquario.
Il problema è facilmente risolvibile usando un protocollo di fertilizzazione a componenti separati, con cui è possibile dosare il potassio separatamente.
In alternativa, è bene procurarsi un integratore di tale elemento.

La più comune è forse la "Siamensis".
Con quel nome, non è certo necessario specificare la provenienza.


Hygrophila corymbosa "Siamensis" (Foto sotto licenza Creative Commons)È caratterizzata dalle classiche foglie lanceolate, lunghe 10-12 cm e piuttosto larghe, sui 4cm.
E' raro che la pianta superi i 30 cm di altezza.

Poi abbiamo la "Stricta", originaria dell'India, che nel corso dei secoli si è diffusa in tutta l'Asia tropicale.

Hygrophila corymbosa "Stricta"Le sue foglie possono superare i 15 cm, in rari casi, ma sembrano più lunghe perché molto strette, come si intuisce dal nome. La larghezza non supera i 2-3 cm.
Può arrivare fino a 30-35 cm di altezza, ma alcuni sostengono di aver raggiunto e superato il livello dell'acqua.

C'è anche una cultivar (varietà artificiale) piuttoto diffusa, la "Compacta", che tende ad un maggiore sviluppo laterale, rimanendo più bassa.

Hygrophila corymbosa "Compacta"Per il resto assomiglia moltissimo alla "Siamensis", dalla quale deriva.

In base ad esperienze di diversi acquariofili, sulle Hygrophila corymbosa ci sono forti sospetti di Allelopatia, nei confronti della Bacopa caroliniana e dell'Alternanthera reineckii. Probabilmente non sono le uniche.
Anche l'Egeria densa sembra risentire della loro presenza, ma in misura minore.

La luce ha scarsa importanza. L'Hygrophila corymbosa cresce sotto lampade di qualunque potenza.
In caso di illuminazione scarsa, se la cava anche senza immisione di CO2.
Ovviamente la sua crescita sarà rallentata, di conseguenza anche l'assorbimento di inquinanti.

  • Hygrophila difformis

Il suo nome deriva dal fatto che è quasi impossibile trovare due foglie con la stessa forma.
Il colore verde scuro si attenua un po' sulle foglie più esposte alla luce, formando una combinazione cromatica decisamente interessante.

Hygrophila difformisMolti la ritengono la più bella di tutte le Hygrophila, ma questo è soggettivo.
Ciò che risulta sicuro è il lungo elenco di record che questa pianta detiene, rispetto alle "cugine".

  • È senz'altro la più rapida nella crescita: la sua fame di nutrienti può creare problemi alle altre piante presenti.
  • È la più diffusa in Natura: dallo Sri Lanka all'Indonesia, gira tutt'intorno al Golfo del Bengala, senza sviluppare ecotipi specifici.
  • È quella che si adatta meglio (e più velocemente) a qualsiasi acqua: è stata coltivata perfino in acquari Malawi a pH 8, ma in Natura e stata trovata anche in zone ricche di torba, a pH 5.5.
  • È l'unica Hygrophila che risente poco del fondo fertile: mantiene la stessa velocità di crescita su qualsiasi terreno e resta ugualmente rigogliosa.
  • È quella che raggiunge le maggiori dimensioni: può superare i 70 cm di altezza, mentre in larghezza va potata continuamente perché incontenibile.
    In acquari di grandi dimensioni, dove può svilupparsi liberamente, forma cespugli spettacolari.


E' probabile che la sua fama di "più bella tra le Hygrophila" derivi proprio da chi la coltiva in vasconi da 300-400 litri, con la possibilità di ammirarla in tutta la sua magnificenza.

Anche in questo caso ci sono sospetti di Allelopatia, con numerose specie del continente americano, tra cui la Cabomba aquatica e il Miryophyllum elatinoides.
È consigliata una luce piuttosto intensa, di conseguenza una buona erogazione di CO2.

  • Hygrophila polysperma

La polysperma è la pianta che più di tutte sta aumentando il suo successo commerciale, negli ultimi anni.
Questo è dovuto soprattutto ad una cultivar, la "Rosanervig", che vedremo più avanti.
"Polysperma" significa letteralmente "molti semi", ma per noi è poco importante; la coltivazione sommersa non consente la fioritura.

L'aspetto di questa pianta non è particolarmente accattivante.

Hygrophila polyspermaSi tratta di banali foglie ellittiche di 7-8 cm, di un verde giallognolo, che si riducono di dimensioni avvicinandosi alla luce.
Il suo successo in acquariofilia è dovuto alla sua estrema facilità di coltivazione. È praticamente impossibile da uccidere.
Chi dovesse fallire nella coltivazione di un'Hygrophila polysperma, dovrebbe considerare l'eventualità di dedicarsi ad un altro hobby...

Le cose cambiano completamente quando ci si butta sulla "Rosanervig".

Hygrophila polysperma "Rosanervig"Sostanzialmente si tratta di una pianta malata, colpita da un virus che attenua la produzione di clorofilla.
L'effetto estetico è davvero spettacolare: si forma una colorazione rosa che parte dalle venature, estendendosi poi a tutta la foglia con un effetto decisamente attraente.

Disgraziatamente, la coltivazione diventa molto più difficile.
La carenza di clorofilla ci porta a compensare con una fertilizzazione molto ricca di ferro e magnesio, inoltre dobbiamo esporla a luce molto intensa ed aiutarla con abbondanza di CO2.

Si tratta di una pianta che in Natura non potrebbe farcela. Ma è comprensibile che tale sfolgorante bellezza possa portare l'acquariofilo a sceglierla comunque.
Per fortuna, il virus non contagia le altre piante.


Conclusioni

Le specie del Sud-Est asiatico sono forse le più diffuse in acquariofilia; probabilmente superano di numero anche quelle amazzoniche.
Per chi decide di allestire una vasca tematica, su quell'ecozona, sicuramente le Hygrophila non possono mancare.

Se ci si accontenta di limitare il carico organico, introducendo pochi pesci o di piccola taglia, è possibile realizzare una bellissima composizione low-tech, con poca luce e senza CO2.
Basta orientarsi sulle Hygrophila (evitando la difformis), ed eventualmente completare con qualche Ceratophyllum sullo sfondo.

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